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gpdimonderose



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http://www.booksie.com/classics/book/gpdimonderose/sublime..............Ontologia del mito progetto per

ONTOLOGIA

del MITO

Il mito della Physis è essenzialmente un luogo mitico,una topologia del mito dell’abisso,della fondatezza,dell’aldilà:la storia del mito della Physis è la storia dei luoghi del mito,la storia mitika del mito è la storia dell’Essere mitiko,o dell’eterno ritorno del mito o della risonanza infinita dell’essere nel mito,nella latenza,custodita,curata per eventuarsi nella epokè mitica della Physis.

La storia del mito della Physis è la storia della radura dell’Essere, dell’Essere diradato,sgombro,libero d’Essere nell’abisso mitiko, senza nulla, senza niente, senza fine, senza tramonto, senza eclisse.

Nessuno è ancora stato libero di ricercare la storia dell’ontologia del mito,aldilà dell’ermeneutica teologica, oltre la metafisica nichilista categorica, epistemica,paradigmatica.

Non c’è né l’ontologia dell’essere mitico, né l’ontosofia del mito o la storia mitika del mito.

La storia del mito si fonda sulla storia mitica della libertà:senza esser liberi di contemplare il mito, non c’è mito ma solo fondamentalismo teologico, teocrazia:la storia mitika del mito è la storia mitika della libertà d’Essere in presenza della contemplazione dell’Essere divinità.

Il mito c’è quando l’essere si pone dinanzi nella contemplazione dell’Essere che si dà, si getta alla presenza nella radura, nella topologia dell’Essere, quale ontologia dell’Essere poetante, il Gegengrundsein che si eventua nella ontovarietà della gettatezza del mito è la radura poetante che custodisce, kriptata, latente la cura dell’Essere.

I luoghi della Gegengrundsein sono gli spazi kaosmici ove si getta dinanzi,davanti l’Esser mitiko i luoghi del mito sono quelli che l’esserci si trova di fronte non ad un orizzonte del mondo, o ad una prospettiva mondana, o ad un tramonto o eclisse cosmici, ma l’Essere è abitato poeticamente dall’orizzonte e dalla prospettiva dell’Essere senza fine, senza declino,senza tramonto, senza eclisse, quale eterno ritorno della risonanza dell’Essere mitiko.

Solo così si eventua l’epochè della storia mitika, non teokratica, del mito della Physis.

Tanto per essere rigorosi fino in fondo:il mito non è la topologia della teocrazia, né il mito è la singolarità nichilista cosmica del tempo immaginario, giacchè quelle suggestive topologie sono sempre categorie della prospettiva del mondo tramontante mentre l’orizzonte dell’Essere mitiko non si trova mai di fronte all’eclisse, al tramonto, alla fine della storia, del tempo, dello spazio, del kosmo.

Nel mito invece c’è l’eterno ritorno della differenza ontologica tra il Gegenseyn e il Widerseyn: non il nulla o il niente, ma l’Essere che ci viene in-contro, l’Essere che si getta alla presenza, per abitare l’Essere che contempla la radura.

La storia mitika del mito è la storia della differenza che si eventua nell’ontologia poetante,

quale presenza che abita il luogo kaosmico.

La storia mitika del mito è la storia dell’Essere che contempla l’essere di fronte, quale presenza della radura, ove non ha mai abitato né l’entità, né l’Esserci, né la mondità, né la metafisica, né la teocrazia, ma solo la risonanza dell’Essere che ci viene in-contro, quale eterno ritorno.

La storia mitika del mito è la storia della topologia dell'essere che si getta nella mondità per abitare i luoghi storici del mito, si eventua nella risonanza quale Essere mitiko Essere divino che ci viene incontro, Essere che abita l’Essere, Essere che si incontra kriptato nell’Essere mitiko della Physis.

La topologia, il luogo ove l’Essere ci viene in-contro e ci abita è il “mithos”: la topologia del mito è la mitika topologia della storia del “mithos” solo nella topologia del “mithos” la storia si eventua quale storia mitika del “mithos”: giacchè solo lì è libera d’essere storia mitika del “mithos” e mai più storia della teocrazia, storia metafisica della teologia teocratica, storia metafisica della teologia teocratica,storia della volontà di potenza della teocrazia, storia dell’etica teocratica.

I luoghi ove il “mithos” ci viene incontro, o dove l’essere in-contra l’essere che si eventua ed abita l’essenza del pensiero poetante, sono i luoghi del “mithos” sacri, oscuri, misterici, kriptati, perché quella prossimità dell’essere con la sua ikona che si getta alla presenza e la abita è mitica nel senso di indicibile, inaudita,e dai paradigmi fisici cosmici, la storia mitika del mito è la storia degli spazi liberi, abitati solo dall’Essere che ci viene in-contro, quale Gegenseyn, mai nullità, e nel tempo: Essere che si incontra nell’essere che si getta ed abita, nella contemplazione, l’Essere poetante.

Le varietà del venire incontro dell’Essere sono infinite, indicibili, senza eclissi: perché i luoghi del “mithos” sfuggono alla classificazione dell’imperativo categorico del rigore razionale o della metafisica ideale nichilista, sinergetica, supersimmetrica,inferenziale,logistica,teocratica.

Gli eventi del “mithos” sono sempre in relatività con gli eventi e le ontovarietà dell’Essere che ci viene incontro, che si eventua quale libertà ontologica: si incontra l’Essere, si contempla la libertà d’essere kaosmica.

I luoghi del “mithos” sono gli spazi topologici ove l’Essere si dispone nella contemplazione, nell’ascolto,nella visione, nella sensibilità e nel pensiero poetante dell’Essere di fronte, dinnanzi, davanti che ci viene incontro, nella Gegenseyn kaosmica.

La storia mitika del “mithos” è la storia delle radure, dei vuoti ontologici della topologia dell'essere, ove l’essere si eventua per essere contemplato e per abitare poeticamente l’essere di fronte, oltre che abitare poeticamente solo il mondo, la “Physis”, il kosmo.

Quando un luogo, una radura, un vuoto sono abitate poeticamente dall’Essere che si getta e che viene in-contro all’Essere, si eventua il “mithos” e la sua storia quale storia mitica del mitiko abitare poeticamente l’Essere poetante, in libertà, in verità, in prossimità con l’Essere ontosofico.

La libertà di ricerca sulla storia mitica del “mithos” della Physis si eventua nella storia dei luoghi ordinari del senso del “mithos”, della sua essenza, della sua presenza qui ed aldilà del mondo i luoghi del “mithos”, anzi meglio la topologia del “mithos”, lo spazio vuoto, la radura, lo spazio libero dalla mondità ove è custodito, curato, evocato e contemplato il Gegenseyn: l’Essere che viene incontro per abitare poeticamente, non solo il mondo, ma l’ikona dell’Essere, l’essenza dell’Essere, l’Essere poetante, l’Essere ontologico, l’Essere ontosofico.

Si eventua così nello spazio e nel tempo del mondo la differenza ontologica: si presenta la topologia dell’Essere mitiko, di là e di qua la topologia fluttuante del mondo dell’Esserci, del mondo virtuale, del mondo immaginario, del mondo ontologico, del mondo poetante.

Il mondo dell’Essere mitiko si getta nella mondità anche quale mondo mitiko, mondo caotico mondo cosmico, mondo caosmico, mondo onirico, mondo estatico e la sua influenza metafisica si dispiega nel mondo etico, epistemico, paradigmatico, ermeneutico.

Quale fondamento della verità dell’Esser mitiko la sua influenza dà senso al kaos, all’invisibile, all’indicibile, all’inaudito, all’assenza presente della sua sacralità provvidenziale: l’unica che ci possa salvare o curare nel mondo dell’aldilà, del bene e del male.

La Topologia dell’ssere mitiko e la sua topologia animata dell’Essere animato che trascende

l’Esserci,ma non è l’Essere ontologico o poetante.

Quelle ontovarietà dispiegano la complessità della fondatezza dell’Essere mitiko nel mondo virtuale, animato, ontologico, immaginario, onirico, metafisico, sinergetico, supersimmetrico e disvelano quanta volontà di potenza ci sia nella storia mitika del “mithos” della topology-dasein.

Volontà di potenza dell’eterno ritorno dell’Essere “mithos”, nell’epochè della storia dell’Esserci, ma anche volontà di influenza egemonica imperativa categorica nella metafisica, ermeneutica, poetica, etica, estetica, epistemè, virtuale, immaginaria, onirica, estatica, mitica, magica.

Nell’Essere “mithos”, l’Essere animato non si adegua, in verità né all’Esserci, né all’Essere ontologico o poetante.

Nel mondo del “mithos” il mondo animato non ritrova l’adeguatezza metafisica, epistemica, razionale, poetica, estetica, etica con il mondo dell’Esserci, né con l’Essere nel mondo cosmico, immaginario, virtuale, kaosmico.

Ma quella differenza ontologica dell’adeguatezza non trascura l’ortogonalità influente della volontà di potenza metafisica della storia mitika del “mithos”, anzi la sua categorica imperativa dà senso, identità, teocrazia storica e trascendentale.

L’Essere “mithos”, quale essere animato nel mondo mitico è la misura di tutto: del kosmo che c’è e del mondo che non c’è, o è invisibile, indicibile, inaudito, mitico, magico, estatico; l’Essere “mithos” è anzi l’unico centro gravitazionale che dà senso, stabilità, pace, e soprattutto e per lo più dà l’impianto, la creazione, la Gestell al mondo dell’Esserci, dell’Esser qui, dell’Esser là, dell’Esser aldilà.

La topologia del “mithos”, quale storia mitika del mito della topology-dasein è la Gestell del mondo e dell’Essere animato, quale Esserci che ci viene in-contro nella sua morfogenesi di Essere animato: e perciò da contemplare e da venerare.

Giacchè solo quell’Essere è “mithos” della physis che ci potrà salvare, o curare, o consolare, o guidare nel destino nella sorte, nell’avventura della storia mitika del “mithos”.

La Topologia dell’Essere “mithos” è implementata nella bistabilità dei sentieri che si biforcano: c’è la superficie della Gestell fondante il mondo dell’Esserci, virtuale, trascendente, immaginario, metafisico, etico, poetico, estetico, sinergetico, cosmico, epistemico, ermeneutico, ma c’è, quale eterno ritorno nella superficie supersimmetrica,l’Essere animato che ci viene incontro nel vuoto ontologico, nella radura libera dal nichilismo, nella singolarità kaosmica del nulla, quale Gestell: contro-Essere, Essere che ci incontra e avviene,si getta nell’Essere ma anche nell’Esserci, per abitarvi con il senso del “mithos” della Physis o dell’Essere animato.

La storia del mito è stata, ed è,sempre interpretata quale volontà di potenza della metafisica imperativa influente: non c’è una storia poetante del mito, né una storia ontologica, né una storia mitica, né una storia ontologica, né una storia mitica nel senso di Topologia del “mithos” dell’Essere più che del mondo o della mondanità.

Il futuro della libertà di ricerca della storia mitica del “mithos” si presenta nel plesso, o nel chiasma, dell’Essere storia della Gestell mitika dell’Esserci e del mondo, e storia della Gegenseyn dell’Esser mitiko che ci in-contra, che avviene in-contro, quale risonanza dell’Essere animato sempre, eternamente ritornante nell’aldiqua dall’aldilà.

L’Esserci mitiko che ci viene in-contro, quale Gegenseyn è la donazione di misura, la misurata topologica del “mithos” e della storia mitika del “mithos” animato che abita poeticamente l’Essere, oltre che il mondo e l’Esserci, si eventua quale stabilità del Kaos, morfogenesi visibile dell’invisibile, koinè, linguaggio comune etico ed etnico dell’indicibile, dell’inaudito, mistero dell’indecidibile, mistico svelato del mito eternamente ed infinitamente interpretato ermeneutica del vuoto silenzio della singolarità del “mithos”, quale storia mitika del “mithos”.

La storia mitika dell’Esser “mithos” è la storia dell’abbandono, della kriptazione, della latenza, dell’oblio dell’Essere ontologico nell’Esser animato: sia quale vivenza dell’Esserci, sia quale vivenza della mondanità eterna, infinita, mitica, indicibile, inaudita.

L’Essere che vi viene in-contro o che si in-contra è l’essere animato che dalla latenza kriptata, custodita, curata, della radura della Topologia dell’Essere, si eventua imperativamente quale misura del tempo e dello spazio, dell’etica e dell’estetica, del kosmo e del Kaos, del bene e del male.

Ma quella gettatezza dell’Esser “mithos” non è semplicemente imperativo metafisico della volontà di potenza quella è solo la sua metamorfosi teocratica, influente, altrimenti il “mithos” sarebbe solo una delle varietà ermeneutiche, epistemiche, estetiche,astronomiche l’Esser gettati, quale “mithos” dell’Essere animato dà stabilità alla più complessa Ontoteologia o Teoontologia.

Aldilà del bene e del male, anzi quale fondatezza che eventua ora l’uno ora l’altro o annienta sia l’unità, sia l’alterità la storia che si getta, quale storia mitika del “mithos” si presenta sempre nella sua varietà ontoteologica influente che si dà, che ci viene in-contro, che si in-contra nei sentieri interrotti del “mithos”, quale metastabilità del Kaos, orizzonte prospettico dell’Esser animato che dà senso all’Esserci, alla vivenza, alla creazione, alla mondità, all’aldilà.

L’Essere animato che si in-contra si getta nell’Esserci, nel mondo, nella vivenza quale impianto imperativo stabile della volontà di potenza dell’Essere Mithos: è la Gestell dell’Essere animato che ci viene in-contro, non quella metafisica, o etica, epistemica, ma quella metastabilità che annienta il Kaos, il nulla, il niente oltrechè l’Esserci preesistente, per fondare la Topologia del “mithos” dal nulla, dall’invisibile, dall’inaudito, dal vuoto cosmico.

La Topologia dell’Essere “mithos” che ci in-contra abita mistericamente il fondamento dell’Esser animato, dell’Esserci della vivenza del mondo: abita la stabilità della Gestell quale venire in-contro della presenza che ci in-contra nell’Essenza dell’Essere.

La stabilità dell’Esser animato è la storia mitika del “mithos” quale controkaos e risonanza che ci presenta davanti di fronte al Kaos per Essere Gestell topologica della radura, del vuoto dell’invisibile, dell’indicibile, dell’inaudito: la storia del “mithos” è la storia dell’Esser di fronte al Kaos, quale Essere animato che ci viene in-contro e che si in-contra nella essenza della vivenza, dell’Esserci, della mondità.

La storia del “mithos” è la storia sia mitika della metastabilità dell’Esser animato che si presenta, si eventua, ci in-contra nella fondatezza dell’Essere, dell’Esserci quale vivenza, del mondo, dell’Essere aldilà.

Il Metaodoseyn è il sentiero ininterrotto del Gegenseyn: eterno ritorno della risonanza dell’Essere che ci viene in-contro, e che si getta alla presenza dell’Essere che si in-contra di fronte, dinnanzi, quale evento dell’Essere animato.

Il gettarsi incontro nella metastabilità della presenza sia quale volontà di presenza o teocrazia,sia quale dono della misura del “mithos” o Ontoteologia, la storia mitika del “mithos “dà senso all’imperativo categorico del Gegenkaos Essere di fronte, davanti, incontro al Kaos del mondo.

Ma la sua presenza si eventua anche nel gettare nell’essenza del fondamento dell’Esserci e della vivenza l’incontro dell’Essere animato, quale Topologia dell’Essere o varietà dell’Essere ontologico.

La storia del “mithos” sarà la storia dell’interfaccia, intervolto, interessere animato che ci viene incontro nel sentiero dell’Essere.

Il campo del “mithos” e l’intervolto dell’interessere topologico animato.

I sentieri del campo del “mithos” sono la risonanza dell’eterno ritorno della storia del “mithos”.

Il campo mitiko è l’intervarietà della Topologia dell’Essere quale campo metamorfico che dà ortogonalità all’abisso, dà la visione dell’Essere animato all’invisibile, dà ascolto al silenzio inaudito, dà seno al ”mithos” getta i sentieri dell’essere animato nell’Abgrundseyn, nel senza fondo delle fondamenta dell’Essere: il campo mitiko è la Gestellsein dell’Abgrundseyn, l’impianto della metastabilità che s’eventua nei sentieri dell’abisso.

La storia del “mithos” è la storia del campo sacro, quale intervarietà della topologia dell’essere animato.

Il campo sacro è la metastabilità, la Gestell dell’abisso, dell’Abgrundseyn, dell’interessere, dell’intervolto, dell’interfaccia ortogonale imperativo dell’aldilà che si eventua quale vuoto cosmico, radura dell’invisibile, silenzio dell’inaudito, indicibile.

Il campo sacro del “mithos” è la risonanza dell’eterno ritorno dell’Essere animato che si getta nella storia quale storia del “mithos”.

Il campo sacro del mondo è la Gestell nell’Abgrundseyn, quale ortogonalità imperativa senza fondo nell’aldilà, oltre l’orizzonte, oltre il tramonto della storia, oltre la fine della storia, oltre l’eclisse del mondo della storia classica.

Il campo sacro del “mithos”, la Gestell mitika, l’impianto mitiko ove l’Essere animato che avviene, si getta dall’aldilà, ci viene in-contro e si incontra nella Gegenseyn quale Essere aldilà che si presenza di fronte, davanti, dinnanzi quale intervolto, dell’invisibile, indicibile, inaudito del mito nella volontà di potenza metafisica influente, nell’Etica, nell’Estetica, nell’Ermeneutica.

Il campo del “mithos” sacro si presenta sempre aldilà della semplice teocrazia, quale volontà di potenza della metafisica ideale dell’aldilà, nella sua intervarietà di ontoteologia o Teontologia: evento che si incontra nei sentieri Seynweg della gettatezza dell’interessere animato quale intervolto interimmagine dell’Abgrundseyn, dell’Essere abissale che si in-contra nella radura topologica, nel vuoto ontologico, cosmico, nelle singolarità nichiliste della cronotopia e ontokronia immaginaria.

La differenza ontologica tra il campo sacro della storia mitika e la storia classica del “mithos” si eventua nella differenza tra la storia della volontà di potenza dell’Esserci metafisico e la storia della Topologia dell’Essere animato che ci viene incontro, che si in-contra, di fronte quale Gegenseyn dell’aldilà, dell’abisso, quale matastabilità, Gestell dell’Abgrundseyn.

La storia del campo sacro è la storia mitika dell’immagine dell’Essere che ci in-contra di fronte: intervolto dell’immagine, Interbild.

Il campo del “mithos” è la Bildseyn dell’abisso che ci sta sempre di fronte, ci abita e che ci in-contra quale aldilà.

Ma il campo sacro del “mithos”, si presenta anche quale metastabilità, impianto, struttura ontologica,in qualità di salvezza, cura, pensiero poetante della ontokronia della topology-dasein.

La storia del campo sacro del “mithos” è anche la storia dell’Essere al potere del mito: ma solo nella sua varietà di Bildseyn, di immagine dell’Essere animato, mai quale volontà di potenza della metafisica dell’immagine del mondo.

Anzi il campo sacro del “mithos” con la sua Bildseyn influenza la mondità, mai può essere soggetto, giacchè la sua fondatezza si disvela sempre dalla metastabilità dell’abisso, dell’invisibile, dell’indicibile, dell’inaudito, dell’aldilà che si presentano di fronte, davanti, in-contro alla mondanità, e si gettano nella sua fondatezza senza essere mai fondati.

In quel senso il campo sacro del “mithos” è libero, è più libero, dalle immagini del mondo: la storia mitika del “mithos” è la libertà dalla volontà di potenza della metafisica nichilista, della fine della storia; è più libera, giacchè abbandona le immagini del mondo per gettare in-contro le immagini dell’Essere animato.

Il campo mitiko non è stato, e non sarà mai una nuova metafisica, se mai è la Teontologia, senza essere ontologica: si eventua invece quale alterità, senza essere differenza, e quale relatività senza essere dispiegamento.

Il campo sacro del “mithos” è la radura ove si getta e si incontra sempre di fronte l’evento dell’immagine dell’Essere animato.

La storia del “mithos” è la storia dell’accadere della presenza, volontà e potenza dell’immagine dell’Essere che si dispiega dall’abisso, dall’aldilà, dall’invisibile, dall’indicibile, dall’inaudito: che decostruisce il tempo e l’immagine del mondo, dell’Esserci, della metafisica imperante nichilista.

Il campo sacro del “mithos” crea lo spazio alla Bildseyn che si eventua dalla metastabilità dell’Abgrundseyn, ma non dà fondatezza alla Grundseyn: si svela in-contro, di fronte, in relatività, quale immagine dell’Essere mai fondata, né fondabile dalla immagine del mondo, o dell’Esserci, o della ontokronia della topology-dasein: Teontologia della Bildseyn quale intervolto, intervarietà della Ikonaseyn del pensiero poetante.

Il campo sacro del “mithosdella ontokronia della topology-dasein è la storia della differenza del venirci in-contro dell’Essere e del suo gettarsi nel mondo, nella Physis cosmica: in qualità di immagine dell’Essere che si eventua, quale Essere animato metastabile dell’intervarietà dell’Abgrundseyn: nella sua varietà della semplice gettatezza nella storia dell’Esserci, o dell’Essere al mondo.

Mai mondo nell’Essere o volontà d’Essere mondità dell’immagine dell’Essere.

Daseyn e Bildseyn sono i sentieri del campo sacro del “mithos” ove si eventua l’in-contro la Gegenseyn della topology-dasein ontologica .

Lì la risonanza dell’Essere che ci in-contra, dà senso alla Teontologia, quale alterità della metafisica nichilista, in relatività con l’ontologia poetante della Physis .

La storia di quell’in-contro si in-contra nella risonanza della storia del “mithos”, quale storia dell’immagine d’Essere che si getta di fronte all’immagine del mondo o dell’Esserci: Bildsetn che si getta in-contro al Daseyn.

Il campo sacro del “mithos” della Physis è quella Topologia ove la storia mitika si eventua quale Bildseyn del Daseyn, ed anche dell’immagine del mondo, attraverso l’immagine dell’Essere animato in relatività con l’immagine dell’Essere che si getta dall’aldilà, dall’invisibile, dall’abisso, Abgrundseyn, indicibile, inaudito.

Ma il campo sacro del “mithos” della ontokronia della topology-dasein ontologica è anche la Topologia metastabile della Bildabgrundseyn: immagine dell’abisso dell’Essere o dell’Essere abissale che si getta nella storia del “mithos”.

In qualità di Bildabgrundseyn il campo sacro del “mithos” si metastabilizza in Bildgestellseyn, ikona della sua struttura ontologica, ove si eventua l’incontro tra l’Essere animato, Bildseyn e l’immagine dell’Esserci.

Il campo sacro del “mithos” della Physis è al tempo stesso stabile ed instabile: la sua stabilità è relativa all’Essere animato che si eventua quale essere mitiko: dall’abisso dell’Essere ci viene incontro e in-contra l’Esserci ed il mondo, la topology-dasein e la sua struttura ontologica.

E’ stabile nella Gestell dell’immagine dell’Esser mitiko ma instabile nell’Abgrundseyn intermittente la Gegenseyn,quale risonanza dell’Essere poetante della topology-dasein.

L’anfibologia del campo sacro del “mithos” dà alla sua Gestellseyn l’essenza della metastabilità in relatività con l’ontologia, quale Teontologia, in relatività con l’immagine dell’Esserci e del mondo quale teokrazia della storia classica del “mithos”.

Quella differenza è essenziale, perché crea la biforcazione tra l’immagine della storia mitika e l’immagine del mondo della storia del “mithos” della topology-dasein .

Il sentiero nel campo sacro del “mithos” dell’immagine della storia del “mithos” della Physis è stato interrotto, giacchè la storia si è dispiegata quale immagine della volontà di potenza della metafisica o teocrazia.

La Teontologia, quale immagine dell’Essere mitiko che si getta nella immagine della storia del “mithos” non è più presente né nel mondo, né nel sacro mondo, né nel mondo sacro, né nell’Esserci del sacro campo del “mithos” della topology-dasein .

Solo la libertà di ricerca eventuerà nel futuro un’immagine della storia del “mithos” quale gettatezza dell’Esser “mithos” animato, che si disvela dall’abisso dell’aldilà.

Solo così il campo sacro del “mithos” della Physis quale campo animato dell’immagine o interimmagine della storia del “mithos” eventua la storia del mondo animato, mentre fin’ora la storia del mito si è presentata nell’interpretazione dell’immagine del mondo imperativa ed influente, quale volontà di potenza metafisica sull’immagine della storia del mito della Physis.

Nella storia del “mithos” della Physis si eventua una interferenza: quale immagine della storia del campo sacro del “mithos” che dà la misura non solo al mondo, all’immagine del mondo, all’Esserci, alla vivenza, al nulla ma anche purtroppo all’essenza fondamentale dell’Essere, la storia mitika libera, esprime, disvela la verità, ma anche la occulta, la oblia, la kripta sotto la parvenza della cura, della latenza che custodisce conserva, accudisce, consacra e contempla.

L’interferenza ontologica nella differenza ermeneutica del capo sacro del “mithos” della topology-dasein dà la misura della sua volontà di potenza imperativa kategorica, ma anche la valenza dell’Esser mito quale sentiero, di libertà di svelatezza della libertà, di contemplazione che dekripta l’evento dell’incontro che ci incontra nel chiasma dell’Esser animato, quali immagine in relatività con l’Essere ontologico.

Quella interferenza che appare originariamente nel campo sacro del “mithos” della topology-dasein, ma anche si eventua in altri campi quale la Psychè o la Physis o la koinè, disvela la differenza ontologica tra l’Essere-sé dell’Esserci nel mondo e l’esser-sé quale Selbstsein: nella storia del “mithos” della topology-dasein c’è sempre la trivarietà della Topologia dell’Essere: Seyn, Daseyn, das Selbstseyn ove l’Esserci o l’Essere è indeterminato, ma sempre in relatività quale Daselbstseyn: Esserci sempre nell’Essere-sè e nell’Essere al di là dal sé, dal Selbstseyn, senza paradossi di identità o di principi logici di contradizione, anzi quelle evenienze non fanno altro che confortare l’imperativo categorico del campo sacro del “mithos” della topology-dasein.

L’interferenza di quella presenza, nel campo sacro del mito ontologico della storia mitika del “mithos” della topology-dasein dà la misura dell’ indeterminatezza, dell’invisibile, dell’infinitesimale, dell’indicibile, dell’inaudibile, del bene e del male, ma anche della das Selbstsein dell’adilà del bene e del male, dell’aldilà del mondo e del nulla, dell’aldilà del tempo e dello spazio, dell’aldilà della cronaca e della storia mitika, dell’adilà dell’etica e dell’estetica, dell’aldilà della guerra e della pace.

Nell’interferenza ontologica quelle varietà sono solo episodi eventuali dell’immagine del campo sacro del “mithos” che dà la misura dell’Esserci quale Essere-sé nell’Essere animato nel mondo animato, nella topology-dasein animata.

La storia mitica del “mithos” è creatrice di storia, non solo nel suo campo sacro del“mithos” della Physis, ma in generale e nel senso della globalità, quale evento della nuova libertà: libertà d’Essere animata in qualità di varietà della das Selbstsein: Esserci, Essere mitiko, Essere in relatività con l’Essere aldilà.

La nuova libertà d’Essere animata è creatrice di storia del campo sacro del “mithos” della topology-dasein , ma anche di quello immaginario, virtuale, ortogonale, metafisico influente nichilista, decostruttivo, ermeneutico, epistemico, etico, estetico, sinergetico.

Il campo sacro del “mithos” quale storia sacra del “mithos” della topology-dasein sarà così il fondamento della nuova libertà: libertà d’Essere contemporaneamente, quale das Selbstseyn, Esserci, Essere alterità nell’aldilà, Essere mitiko dell’Essere animato.

Il campo sacro del mithos così è, non l’unico, ma il più evidente nella creazione della storia, sia Gestell, sia Gegen-Gestell: o meglio, e di più, è il Gegen-Stell: l’impianto della storia mitika della topology-dasein, struttura ontologica che ci viene incontro dall’adilà, dall’alterità, ma che ci in-contra nel sentiero dell’Essere animato.

Il Gegen-Stell, la sua struttura ontologica, è la metastabilità che ci viene incontro, quale presenza che ci incontra nel campo sacro del “mithos” per impedire il declino nel nulla, nel kaos, nell’abisso, nell’Abgrundseyn.

La storia mitika che crea la storia dell’immagine del mondo, è la presenza metastabile dell’aldilà, dell’alterità che ci incontra sempre di fronte, per interferire nel declino, nel klinamen abissale della metafisica nichilista tramontante, eclissante.

Ma affinchè appaia la presenza della storia del “mithos” nel campo mitico interferente non è sufficiente il sapere dell’Esserci e del mondo, ma indispensabile dispiegare il sapere dell’Essere animato che si eventua di fronte e ci incontra dall’alterità dall’aldilà.

Il campo mitiko della storia del “mithos” si presenta nel mondo della storia solo attraverso il sapere del fondamento dell’Essere animato, il quale s’eventua sempre quale interferenza che ci incontra sempre di fronte, e viene ad abitare poeticamente il sacro campo della storia mitika dell’Essere animato.

Solo il sapere dell’Essere consente di essere sempre di fronte ed incontro all’Essere mitiko nell’equilibrio del campo sacro del “mithos” che consentirà di decostruire e creare il sentiero della storia del “mithos” .

Il sapere dell’Essere mitiko si dispiega nel campo sacro del “mithos” quale creazione della storia mitika del “mithos”, che dà fondatezza, getta nel mondo e nell’immagine del mondo mitiko le kategorie del “mithos” e la verità dell’Essere animato.

Il sapere dell’Essere mitiko che ci viene in-contro e ci incontra nel campo sacro del “mithos”, quale sapere mitiko dell’Essere animato, che getta nella storia mitika del “mithos” la sua creatività, la sua verità, la sua missione dell’Esserci, la sua immagine del mondo.

Quella sapienza mitika dell’Essere “mithos” della che si eventua sempre di fronte, quale Essere animato trascendente la semplice volontà di potenza metafisica teokratica, o nichilista o sinergetica kosmica per dispiegare, nel campo sacro del “mithos” che crea la storia sulla volontà di verità del “mithos”, e sulla volontà animata, o volontà mitika della storia mitika.

Mai sarà animata una nuova ontologia, ma è già trascendenza e tramonto della metafisica nichilista, epistemica, ermeneutica, paradigmatica che disvela l’immagine del mondo quale creatività dell’immagine della storia della globalità del mondo.

La volontà di verità mitika fonda la Teontologia, quale sapere dell’Essere animato nel campo sacro del “mithos” che crea la storia del “mithos” e l’immagine della storia dell’Esserci globale del kosmo: la storia mitika della topology-dasein

Il Kairòs:il tempo ontologico

In piena new-epokè è indifferibile intraprendere una sintagmatica analisi dell’ontologia del tempo.
Al di là delle varie interrogazioni nel nuovo millennio è entrato in crisi sia l’eterno ritorno del nichilismo sia lo spirito del tempo idealista sia la progressiva, saliente ed imperativa categorica dell’illuminismo classico tecnico telematico.
In campo permane l’ermeneutica temporale decostruente oppure variabile o varietà l’ontologia del tempo del pensiero poetante.
Nel sentiero ininterrotto che conduce alla radura della diradanza dello spazio e del tempo si eventua la nuova epochè del nuovo millennio: sulle macerie del moderno e del postmoderno del progressismo e dell’eterno ritorno del nulla, quale Koinè, tempo opportuno tempo ontologico tempo poetante che svela l’essenza dell’ inter-essere, quale physis che abita poeticamente il mondo quale koineseyn essere koinè essere tempo poetante dell’inter-essere.



La ricerca sull’ontologia del tempo ontologico o kairologico ci svela il sentiero dell’essere in campo nella topologia dell’essere, quale spazio del tempo della nuova epochè.
Si cercherà di comprendere se quell’evento temporale, oltre a sottrarre dall’oblio l’essenza dell’essere ed ad attuare il superamento dell’eterno ritorno nichilista, o dello spirito del tempo idealista, o il progressismo imperativo categoriale dell’illuminismo tecno teleteologico sappia anche offrire o gettare la fondatezza dell’essere poetante in qualità, almeno virtuale o immaginaria, di ontologia, ermeneutica, ma soprattutto di nuovo epistemè del sapere, o almeno quale nuovo modello della mathesis della scienza



La ricerca filosofica sull’ontologia del tempo è indifferibile di fronte agli eventi dell’essere della epistemè, della technè e della physis.
Il tempo progressivo irreversibile ha lasciato il campo al tempo immaginario, negativo, neghentropico nell’astrofisica, nella microfisica quantica il tempo è stato lasciato alla reversibilità di un futuro anteriore che non c’era.
Non c’è ancora né nell’epistemologia, né nella mathesis una teoria che sappia non solo offrire l’adeguatezza necessaria classica della verità temporale, ma soprattutto e per lo più getti la fondatezza per una interpretazione ermeneutica dell’ontologia del tempo dell’essere nella physis, nel mondo, nell’universo ontologico, congruente e coniugato con una mathesis topologica: dalla topologia dell’essere nel mondo alla topologia del tempo ontologico questo sarà il programma dispiegato in due biforcazioni classica e virtuale.
Il programma classico sarà incentrato sulla differenza ontologica della temporalità: nell’epistemè, nella technè, nella mitopoiesi, nella fenomenologia, nell’intenzionalità, nella physis, nel pensiero poetante, nell’immaginario, nella telematica, nella tecnologia.
Mentre il programma virtuale sarà attuato attraverso la creazione di un portale Internet, completamente dedicato all’ontologia del tempo, ove le diverse varietà interpretanti disveleranno, nel sentiero del tempo, l’essenza del tempo ontologico.

Metodologia della ricerca

Il sentiero che porta il tempo ontologico, aldilà delle interpretazioni classiche e metafisiche o epistemiche nichiliste o teontologiche eticheggianti, è stato interrotto all’origine del pensiero poetante, l’oblio non ha più senso o il senso dell’oblio si è dissipato.
Nella nuova epochè del nuovo millennio è indifferibile riprendere il sentiero interrotto, per giungere liberi da imposizioni retroattive al futuro del tempo ontologico che non c’era, o non c’e’ ancora, ma si eventuerà perchè c’è nell’essenza dell’essere, quale sua varietà, e c’è stato nel pensiero poetante o nella poesia pensante.
Il percorso, il metodo, per gettare l’essenza del tempo ontologico aldilà dell’oblio o aldilà del bene e del male della teche nichilista o dell’episteme onteologica della volontà di potenza dell’essere dell’ente sarà classico e virtuale.
La ricerca virtuale farà uso di un portale Internet completamente implementato nel variegato mondo del pensiero temporale.Lì i ricercatori entreranno in interazione nell'agorà telematica-virtuale per disvelare l'essenza del tempo ontologico.



La ricerca della filosofia ontologica sull’essenza del tempo quale varietà dell’essenza dell’essere, è stata dispiegata nel novecento dal pensiero poetante.
Nella new-epochè del nuovo millennio è indifferibile intraprendere la ricerca dell’essenza del tempo ontologico quale dispiegamento della varietà dell’essere nel mondo, ma anche quale varietà dell’essere nella physis o meglio quale varietà della physiseyn, la natura poetante dell’essere poetante.

Di là dall’essere ancora intrapresa sintagmaticamente si è però in presenza di eventi poetanti nell’episteme quali le teorie sul tempo immaginario relativo e reversibile, le teorie chaosmiche, le topologie della stabilità strutturale, le topologie fluttuanti o seynpoiesis o poieiseyn che gettarono la luce nella radura sgombra dell’imperativo categorico della volontà di potenza del nulla
La seynpoiesis o poieseyn, l’essere poetante del tempo, libera il pensiero dall’imposizione solo calcolante e quantitativa della temporalità per eventuare nella diradanza del vuoto virtuale l’essenza del tempo immaginario, fondato sulla varietà della topologia del tempo dell'essere.
Un modello ontologico di compresenza delle diverse varietà sarà gettato nella ricerca filosofica del nuovo millennio.
Anche attraverso un portale virtuale sarà al centro di ermeneutiche ed interpretazioni tutti i ricercatori provenienti dalle più differenti formazioni culturali e scientifiche potranno interagire per valutare il bene o il male o l’aldilà, per trascendere o creare quel consenso virtuale prodromo del nuovo senso del tempo ontologico, quale varietà differenziale della topologia fluttuante dell’essere nella physis o nella natura poetante immaginaria.
Il portale virtuale, pertanto, promuoverà anche sponsorizzazioni di cattedre convenzionate in Italia in Europa, in America dedicate alla filosofia del tempo ontologico.

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