Lives other sides

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Status: Finished  |  Genre: Literary Fiction  |  House: Booksie Classic


Italian English Hell

Submitted: March 20, 2018

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Submitted: March 20, 2018

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Alexander Branca… =17/=18
Racconti: Visuali di vite ai margini nella sofferenza
Prolungarono l’inevitabile.. Ultimamente, ogni anno, il Natale è sempre stato un periodo che mi ricorda quanto stavo male. Capodanno ancora di più. Da quando decisi di smettere di fumare l’erba, le mie fobie maniacali uscirono, tutte dovute dalle droghe sintetiche. La prima volta era circa 5 giorni prima di un Natale, avrei dovuto aspettarmi che cosa sarebbe successo, rabbia, confusione, perdita di peso, ansia, solo per citarne alcune delle meno peggio, perché il vero disturbo era l'ossessione maniacale della fobia disformo fobica e ossessiva nel fare le cose. Vivevo nel mio mondo, ascoltavo la mia voce registrata a suon di rap mentre guardavo dei selfie di me stesso in posa da solo e triste ... Volevo essere il più bello dei ragazzi veramente belli, non essendo così, al contrario, pensavo di essere brutto sulla faccia frontale diventando delirante, perdendo tutta l'autostima ... Ho usato l'erba da quando avevo circa 16 anni, ma i veri problemi iniziarono verso i 19. Ho avuto terribili traumi, venendo mandato in ospedale quasi avvolto in una coperta per l'autopsia: sono stato aggredito in una discussione, dove come al solito ero tutto da solo. Ero in un rave, fui derubato e lasciato nudo con emorragia interna alla testa colpita ripetutamente con un piede di porco, perdendo i miei denti incisivi, per fortuna non persi coscienza e un'ambulanza mi portò prontamente in ospedale, dove mi rifiutai di stare, andandomene rischiai la morte, fortuna che ci tornai, li in un intervento mi aprirono la testa malamente… Inoltre una ragazza che ebbi, non mi aiutò affatto, quello che sembrava farmi era rendermi sempre più sfinito, mostrandomi il mio carattere debole e schernendomi su opinioni sull’essere una femminuccia... Alla fine sono riuscito a riprendermi dall'astinenza dall'erba che durò tre settimane, lentamente i miei genitori si calmarono, iniziai a mangiare sano e andare in palestra, perché il fast-food mi rendeva il corpo brutto, avevo lo stomaco gonfio ed ero estremamente magro . Quindi in genere iniziai a vedere le cose dal lato positivo. Tuttavia, i miei genitori iniziarono presto a chiedersi se usassi di nuovo l'erba, specie quando annunciai la mia partenza per Amsterdam, le loro paure continuavano a tornare; per loro altro non potevano fare, se non aver ansia. Gli dissi che avevo iniziato a usare di nuovo l’erba, ma volevo fermarmi il prima possibile. Questo non accadde, persi molto peso, ma ebbi un aspetto migliore, con più colore sulle mie guance e un po’ 'più di positività, perché usavo dell'erba di migliore qualità che mi portai con me. Attraversai l'inferno durante le vacanze e qualche volta non volevo altro se non scappare e non tornare mai più a casa, perché non mi piacevo affatto, non ero capace di avere amici, frequentavo solo spacciatori che succhiavano via la mia vita. Come speravo che tutto sarebbe migliorato, non avendo la più vaga idea del mio futuro a cui non pensavo assolutamente, mi feci trasportare senza pensare assolutamente ad altro se non di andare a drogarmi. Rido tra me e me quando la gente dice che è solo erba! Odio questa droga e quello che fece a me e alla mia famiglia, portando me e la mia famiglia in inferno a cui sono caduto sempre più profondamente… In effetti, alla fine toccai duramente il fondo. Continuai a infrangere le regole della casa, ignorando tutti diventando uno solitario senza lavoro. Rubai dai miei genitori e dai miei fratelli. Nessuna misura punitiva funzionava .... Lo spacciatore veniva con il suo scooter, e lanciava le buste di erba attaccate a un bastone, io le prendevo dalla finestra, si fidava di me pensando che lo ripagassi. Non avendo soldi per farlo, inviavo costantemente dei sms minatori ai miei genitori, chiedendoli soldi. Non avendone, mentre stavo camminando per strada, una macchina arrivò, mi misero dentro e mi portarono in un piccolo appartamento, c'era del trucco e una parrucca mi dissero di fare la loro prostituta, io scoppiai a ridere, rifiutando, quando ero arrabbiato diventavo un’altra persona, diventavo serio e tosto, quindi organizzai per loro un modo per rubare tutto da casa mia. E così fecero, mi fu detto di tenere la bocca chiusa se ci tenessi alla mia dignità... Feci molte sedute dai psicologi ma non gli ascoltai perché avevo l’impressione che mi sminuissero e mi provocassero, facendomi passare per un caso clinico parlandomi come se fossi ritardato... Mi comportavo in modo irregolare perché mi sentivo provocato e invidiavo i miei fratelli. A casa resi tutti nervosi e ansiosi, era terribile, mentre l'unico calmo ero io, solo se fatto. I miei genitori nascondevano oggetti di valore, denaro, alcolici, ecc. Per il sospetto che spacciassi droga, mi trovarono un lavoro come magazziniere. Beh, durai 3 mesi prima di essere licenziato. Il mio uso di droghe era costante, usando quasi ogni droga. Quando li minacciai di bruciare la casa, quella fu la goccia che fece traboccare il vaso, mi fecero arrestare. I miei genitori mi dissero che mi avrebbero comprato una macchina, per me era grandioso, continuai a sostenere le mie abitudini di drogato. Mi aiutarono pure a trovare un appartamento che dovettero pagare per un anno di affitto; il guadagno assicurativo sulla mia presupposta malattia mentale, che sarebbe stato più che sufficiente per sostenere le spese d’affitto e che mi sarebbe durato per due anni. Beh, sfortunatamente per loro. I miei soldi erano spariti e non erano a conoscenza delle mie spese. Mi pagarono tutto, mi comprarono la spesa, pagarono per le riparazioni assicurative della mia auto, ecc. Sperando che mi rimettessi in piedi e trovassi un lavoro. Beh, in un anno riuscii a trovare due lavori part-time da cui poi mi licenziarono, ciò mi permise di comprare alcolici, droghe sintetiche e di andare ai rave; prendevo pasticche che mi rendevano sempre più strano con problemi di circolazione sanguigna. Per il mio esser così malato, nel mio viso mi vedevo deformato, sentii voci e rumori, ebbi paranoie e ossessioni folli, facevo stalking agli amici per via delle mie ossessioni; uno specialista mi fece fare un sacco di test per smettere di usare le droghe, ma per me era inutile. I miei genitori mi offrirono programmi di riabilitazione, ma non ne avevo voglia. Dopo la scadenza del contratto del mio appartamento, i miei genitori mi dissero che i loro aiuti finanziari sarebbero cessati in 3 mesi. Ero completamente solo. Rovinato. Andai alla loro porta completamente fuori di testa. Potevo a malapena camminare e parlare, soprattutto a causa delle paranoie che mi facevano sentire strano tutto il tempo. I miei genitori erano assolutamente disgustati da me, rischiando la vita di persone innocenti guidando in quelle condizioni. Il mio egoismo aveva raggiunto un'elevazione storica ... Rimasi incosciente per quasi 20 ore di fila, depresso tutto il tempo mentre l'effetto della droga diminuiva. I miei genitori trovarono un cristallo di metamfetamina in un bagaglio in camera da letto. Ero sempre scortese mettendo tutti a disagio ... Dopo Natale, dissero che non sarei più il benvenuto se non mi fossi rimesso a posto, altrimenti avrebbero chiamato la polizia e mi avrebbero arrestato, come due anni prima ... Mi schiantai con la macchina su un palo del telefono, quasi uccidendo una persona. Fortunatamente, oltre a me, non feci male a nessuno. Finii con una commozione cerebrale, non mi fu più permesso di guidare viste le accuse dalla polizia ... L'assicurazione copriva a malapena l'affitto. Mi dissero che ogni tanto mi avrebbero portato alla Caritas, ma non sarebbero stati il mio servizio taxi ... Si sono resi conto che mi stavano solo facendo del male nell'aiutarmi. Fecero cose per me perché mi volevano bene, quando in realtà non mi importava di niente o di nessuno tranne me stesso. Pensavano che tutto quello che stavano facendo fosse per delle giuste ragioni, ma non lo era. Pensavano di poter aggiustare tutto, quando in realtà non c'era alcuna speranza. Stavano perdendo il sonno ed erano stressati, così per dormire avevano la speranza che potessero salvarmi. Alla fine io me ne approfittai di loro e di tutto quello che fecero e che mi lasciarono fare. Ero pigro ed estremamente manipolativo. Solito dei tossicodipendenti. Non era più un problema loro, che io prendessi delle decisioni sbagliate. Non avevo più droghe in un appartamento caldo, ero senza casa. Non lavorando per migliorare la mia situazione, divenni un cliente abituale della mensa dei poveri. Toccai il fondo in modo decisivo; i miei genitori speravano che non fosse troppo tardi perché io lo toccassi pienamente ... ma era una mia scelta, non la loro. Tutto quello che fecero fu di prolungare l'inevitabile e rendere la loro vita un inferno come il mio ... Continuai a fumare crack in baraccopoli abbandonate e prendendo enormi quantità di medicine prese all’ospedale per l'umore, la depressione e gli scompensi aggiungendo le gocce direttamente alle bottiglie di rum che bevevo nonostante avessi l’epatite. In un momento di lucidità andai alle porte di San Patrignano nella vigilia di Natale. Mi accolsero e, lavorando in modo personalizzato sui miei problemi, data la mia situazione di costante stanchezza e paura dei modi della gente, mi ripresi la vita in mano, lavorando sui miei traumi che mi azzittivano, quindi faticai nel creare relazioni. Tuttavia, i miei genitori e i miei fratelli, ogni volta che li invitai qui, non potevano fare a meno di piangere per la felicità. Benedetto 
Avevo la sensazione 29/12/17 Fin dal primo giorno, avevo la sensazione di esser provocato. In realtà la dolce e forte Diana, era di un’altra lunghezza d’onda. Io la conobbi sul palco, nel giorno più brutto della mia vita. Portai un pezzo rap a cui non mi ero assolutamente preparato non sapendo neppure improvvisare. Era un disastro, come salì sul palco non sentendo la mia voce, perché non sapevo che le casse erano dirette al pubblico, con menefreghismo ma pietosamente dissi un paio di ritornelli di altri rapper del tipo: “La gente mi odia, lascia che mi odino”, poi estrassi il mio libriccino di rime, che leggevo continuamente e mi portavo sempre appresso, al posto del cellulare. Qualcosa migliorò. Diana invece come suo solito dominava in tutto, portò un pezzo di Dance d’amore. Poi mi si avvicinò, dallo sguardo sembrava come per dirmi: “So che sei perso per me”, come ben sapeva era da anni che stavo con un’altra; la congratulai per le improvvisazioni, metteva dell’Italiano come: “Quanto è profondo il tuo amore”, e “Lui ritorna a lei e io ai guai”. Convinto che le piacessi per anni la cercavo, nonostante lei aveva un modo di ragionare che mi disturbava, infatti quando la sentii e la vedevo comandare le sue colleghe nel bistro in cui lavorava e dove io andavo assiduamente, mi si spezzava il cuore: anche perché stavo bene con la mia compagna. Negli anni a venire, Diana mi dava considerazione con il suo sorriso amabile e il suo affetto, la salutavo e lei mi salutava, sembrava però lo facesse per gentilezza perché sapeva perfettamente che le stavo addosso. La mia ragazza non diceva niente, anzi voleva sempre andare al bistro. Un giorno la mia ragazza mi lasciò, dicendomi che detestava da tempo il fatto che non la guardassi quando eravamo a letto, io non riuscivo, avevo la faccia di Diana in mente, la mattina pensavo a lei, convinto che le piacessi ma allo stesso tempo mi tagliava l’anima sapere che lei era opposta a me ed era contro i miei principi. Mi cantavo in testa: “I got to stop myself from whispering your name, and is just braking my heart because she’s not you” . Poi un giorno, al bistro la chiamai da lontano ripetutamente, non mi rispondeva. Il giorno seguente, la incrocia per strada, le dissi che ci rimasi male quando ieri non mi rispose, dicendole che capivo che era presa dal lavoro, come è giusto che sia, visto l’importanza della serietà come disciplina per far bene nella vita; sempre con gentilezza mi assecondava, io nel salutarla, al suo contatto la sentii più schiva del solito. Dopo uno spettacolo teatrale, che esprimeva la violenza e la rabbia dei crociati risuscitati in una corte seicentesca, dove in coro ci lanciavamo velocemente intorno ai cortigiani a chiedergli giustizia per gli averi persi; il tutto era ben riuscito, solo che il pubblico sembrava assordato… Diana recitava da Dio, io per la mia timidezza in vita, mi riscattavo bene nel mio ruolo di crociato in pena ad imprecare con rabbia e disperazione e talvolta gonfiando il petto per l’onore antico… Quella sera, raggiunsi la pace nell’anima. Capii una volta per tutte, che Diana non mi voleva: al suo dito c’era l’anello di fidanzamento che diedi alla mia ragazza, me lo mostrò facendomi un segno strano con le dita. Il giorno dopo, nonostante stetti finalmente certo, visto che ero sempre fluttuante e offuscato dalla speranza di aver Diana, caddi in depressione. La mia ragazza mi aveva lasciato per Diana, che in realtà, le sue considerazioni, sebbene poche, me le dava per lei. I pochi amici che avevo e raramente vedevo e a malapena conoscevo, non mi presero in giro, forse perché non avevano una gran confidenza con me; io infatti ero sempre per le miei. Il mio chiuso morbo di problemi mi si mostrò, ero circo-eccentrico ma preso da ossessioni in questo caso per Diana e a far centinaia di selfie per FaceBook che usavo solo per far video rap con il microfono, specchiandomi nelle foto e ascoltando i miei pezzi rap soltanto. Non passò molto, che non uscivo più di casa, avevo la fortuna di non dover far niente ma avere soldi: i miei mi avevano preso un appartamento e mi spedivano soldi, facevo lezioni private che non frequentavo, per un diploma mai preso. Trovai le pasticche d’Ecstasy come un rifugio dalla realtà. Ogni giorno le usavo, mi bastava avere la musica HardTek e rimanere seduto. Mi rovinai la circolazione del sangue al punto di aver braccia gonfie e talvolta anche le labbra, che poi mi si sgonfiarono nonostante per anni ebbi svarioni offuscandomi la vista nell’alzarmi e attacchi d’ira nel sentirmi male con la gente. La sera vedevo degli sbandati, rimanevamo davanti ai negozi per tutta la notte, se non eravamo fatti litigavamo a vicenda. Una ragazza mi si avvicinò, era Diana, si era infognata anche lei, perse il lavoro e mi disse di venire con lei a SanPatrignano. Negli anni trascorsi in percorso, mi liberai la mente riconoscendo i miei limiti e adeguandomici, lei continuava a farmi impazzire, ma capii che non ero voluto. Fu un’altra lezione di vita che mi fece crescere. Benedetto 
L’incontrollabile Trattenuto Avevo una amica che si chiamava Daisy, lei decise di arruolarsi nell’ esercito. Entrambi provenivamo da un passato complicato. Io vissi in una bolla, ero sempre preso dallo sport individuale rifiutandomi dell’agonismo e dello studio. Semplicemente, mi sfogavo, facevo video clip thriller e il Sabato vedevo per un paio di ore dei conoscenti nei locali. Persi di vista gli obbiettivi, i miei video clip trasmettevano le mie percezioni negative e sfogavano la mia creatività. Lei, invece, veniva dalla Siria, li si drogava e incontrò l’epatite. Fu addotta a 19 anni, molto probabilmente perché era di una bellezza unica; il suo carattere era di una simpatia genuina nonostante si facesse prendere da una forza di carattere esagerata, probabilmente costruita dai suoi vissuti, di cui lei inizialmente non riusciva a raccontarmi… Si arruolò, senza che sapessero del suo problema di eroina. Quando la conobbi, le parlavo raramente, nonostante fossimo della stessa sezione della base. Passati tre anni, mi capitò di andare in servizio per un anno intero assieme a lei e altri quaranta, in una zona remota dove serviva il supporto militare alla polizia. Li in mezzo al deserto dell’Arizona vi era un immenso accampamento di Messicani. Ogni sera la vedevo uscire dalla doccia perché nella mia stanza del Motel dal lato del televisore, vi era sul soffitto una finestra in comune alla sua stanza, la finestra non appena l’apriva per far uscire il vapore, si rifletteva per esteso la sua bellezza ai miei occhi, stanchi dallo stress di ogni giornata spesa tra grida e ordini per tenere sotto controllo la riserva selvaggia. Il mio amore per lei cresceva sempre di più, non riuscivo a non guardarla nei punti di ritrovo. La cercavo sempre usando un linguaggio neutro, nonostante le mentissi dicendole dei mie avi Siriani, per accomunarmi a lei. Gli altri soldati notarono i miei comportamenti, infine fui avvertito, potevo parlare solo se lei era in gruppo. Quando le parlavo in gruppo, sembrava che cambiasse per mostrarsi autoritaria. Quando tornammo alla base in L.A. la vedevo meno spesso, la cercavo sempre quando passava la sua divisione, fortuna che eravamo sempre nella stessa sezione della base, come sentivo la sua voce in distanza uscivo di testa, un brivido gelido mi bruciava dentro subito dopo. Come si incrociavo i nostri sguardi divenni spensierato ma colpito dalla luce nei suoi occhi, come il logo più noto mi rimasero in testa. Mi sopravvenne l’angoscia che forse non ero voluto, data la sua distanza però ciò me lo smentiva una speranza colta quando mi promise di starmi vicino, se fosse solo gentilezza la sua, mi chiesi ripetutamente. Data una morbosità dovuta dalla mia adolescenza priva di innamoramenti perché solo dedita allo sport, e per la mia limitata vita sociale dovuta dalla mia timidezza, pigrizia e sfortuna di non aver trovato amici, non escludendo l’amore vero che provavo per lei, io avevo sempre lei in testa, mi aiutava ad andare avanti, visto le fatiche di fare il soldato. Un giorno, passando per l’ambulatoria la vidi sdraiata, alla radiolina le dicevano che la notte della vigilia di natale aveva il turno di sorveglianza nella torretta. Volli in ogni modo essere insieme a lei. Visto che sembrava condividere il mio amore incontrollabile, che riempiva la mia solitudine, la mia tristezza e la mia angosciante paura del domani. Lei mi vide da lontano capii che io sentii quello che le dicevano alla radiolina. Il giorno seguente, in mensa sentii da dei camerati che lei di notte entrò nella branda di un’altra ragazza soldato che aveva il turno di sorveglianza con lei, nella notte della vigilia di Natale. Io mi proposi di rimpiazzare l’altra, visto che si era dichiarata Lesbica. Ciò avvenne. Come mi trovai nella torretta, le parlai con naturalezza, poi l’abbracciai, come mi staccai le dissi che non credevo stessa accadendo quello che da anni desideravo, feci per abbracciarla nuovamente, i miei occhi incontrarono i suoi, mi piaceva tanto che nel vederla mi sembrava d’essere abbagliato, la bacia, pensando alla sua faccia nella mia mente. Come consumammo il rapporto, parlammo di noi stessi con immensa naturalezza aiutandoci a vicenda con consigli, riconobbi che prima di accorgermene, ero già innamorato di lei, infatti le dissi di frammenti lontani di ricordi vividissimi di lei come fossero sogni. Non passò molto che standole appiccicato come colla, ricominciammo con la stessa sensualità e amorevolezza dell’azione fatta in affetto totale; le dissi che non mi importava dell’epatite che avrei potuto avere, anche perché sarebbe curabile facilmente, mentre il mio stare bene attuale e solo merito suo. Alle prime luci del giorno, chiamai un taxi e andammo a casa mia, nel viaggio chiamai gli ufficiali dando le mie dimissione da una carriera da militare che poteva elevarsi. Lei fece lo stesso. Però fu minacciata dai suoi; rischiava di tornarsene in Siria perché il suo padre adottivo era un avvocato famoso, in grado di far ciò. Io non la vidi più. Dall’amarezza che già provavo per la società, e vista la mia visione pessimistica delle cose, mi drogai, malintesi, quando venni a conoscenza delle sensazioni di sollievo che lei provò in totale disperazione quando fu in Siria. Entrai a SanPatrignano pochi mesi dopo. Visto che rischiai di morire di overdose da Eroina purissima che usavo interrottamente tutti quei giorni. Continuai a scrivermi con lei, che tornò nell’esercito. Mi venne a trovare quando consentito, il nostro amore restò sempre vivo. Dopo tante fatiche, raggiungendo positività e abilità nello stare tra la gente. Ritornai da lei, ci sposammo, suo padre adottivo, si sentii in colpa capendo dove sbagliò. E io capii come sbagliai a trattenere l’infrenabile. Benedetto 
San, aggiunto al mio nome.. Per me “San”, aggiunto al mio nome sarebbe come essere convocato dall’imperatore del Giappone. Non so per quale diavoleria del destino io sia afflitto. Sono nato in Giappone, ma da genitori slavi. A mia mamma le fu offerto un lavoro in Giappone, le pagarono il biglietto, arrivata a Tokyo, il suo visto durava 72 ore, gli aguzzini le addebitarono l’odierno equivalente di 30 mila euro per i documenti. Mio padre fu rispedito in patria; per molto non lo vidi più. Mia mamma stette in un nightclub vendendo il suo corpo per 2 anni. Non appena rimborsato il tutto, un blitz chiuse il locale. Lei era sola con me appena nato. Dovette trasferirsi di città in città per non andare all’occhio visto che eravamo profughi. Per mantenerci faceva la fotomodella veniva pagata in nero. Quando camminava tra tanta gente nelle periferie più degradate, spiccava fuori dalla folla asiatica come uno scorcio di luce nel buio, forse per molti quella luce entrava nelle fessure del loro carcere interiore. Ciò nonostante, non avendo soldi abbastanza, non eravamo Giapponesi, quindi io non potevo accedere a nessun ente pubblico, ero recluso a casa. Arrivati i miei 16 anni, imparai giusto il minimo Giapponese che usai quando venivo allontana dalla polizia dai frutteti in cui lavoravo… In una cittadina dai neon brillanti, che nel verde delle colline intorno sembrava inchiostro fosforescente rovesciato su un prato inglese, trovammo una parrocchia. Eventualmente, grazie a loro fui messo in regola per andare a scuola. Feci una fatica indescrivibile per restare a passo con la classe. Decisi di dedicare tutti i giorni per studiare; dormivo dalle 10 di sera al 1 di mattina, tutti i giorni, feci così per anni. Non riuscii a rimanere a passo con gli studi, ero troppo indietro, dei medici mi diedero dei farmaci per sedare i miei attacchi d’ira dovuti dal mio esaurimento e dal senso di esclusione, nessuno mi parlava e io non riuscivo ad avvicinarmi ai miei coetanei. Delle ragazze mi si avvicinavano continuamente, ogni volta che parlavo con una, eventualmente smetteva di considerarmi, lasciandomi bigliettini con scritto che i loro genitori l’hanno rimproverata perché non son Giapponese. Ripetendo tante volte gli anni scolastici, conducendo una vita esaustiva nello studio. Mi diplomai, mi diedero una borsa di studio. Andai in Inghilterra, dal metodo di studio acquisito, era il migliore nell’intero campus. Una sera dei ragazzi, mi invitarono al pub, mi ubriacai. Non essendo in grado di gestire la mia rabbia, come fui preso in giro da loro perché non ebbi mai una ragazza, li presi a pugni, mi scaraventarono per terra, come mi rialzai feci per allontanarmi, presi un ombrello e tolsi la vista all’occhio di uno di loro. Stetti in carcere, fui poi trasferito nel carcere Moldavo dove ricevetti la nazionalità. Li mi drogai senza contegno, con i soldi di mio padre, dato che fu contattato da mia madre che era stata messa in un centro per profughi in Giappone, in attesa di tornare in Moldavia. Mio padre conosceva SanPatrignano. Fui trasferito in percorso li, dove con tante fatiche ho lavorato su me stesso conoscendomi, stando finalmente in compagnia che prima non conoscevo; li riuscii pure a laurearmi. Benedetto 
Come Continuare All’inizio del dramma, mi ritrovai ad andarmene dall’Italia. Ero troppo piccolo, ma a 15 anni, preferii andare in collegio in Inghilterra con persone internazionali. Li ciascuna nazionalità faceva a gruppo, io rimasi solo. C’erano due Italiani che rispecchiavano il sentirmi escluso che mi era già noto fin dalla mia infanzia. Sarà che ero escluso per il mio carattere timido ma impulsivo, che al vivermi ingiustizie, vedevo solo nero. Sarà che fui vittima, dato il mio essere invidiato… Ciò che fu, è che nel collegio feci gruppo con quelli che fumavano le canne, all’inizio era piacevole, poi non solo persi i miei obbiettivi di vista ma ebbi scompensi diventando paranoico e frequentando gente sempre più ostile. Nel collegio, come nelle altre comunità non imparai a fare gruppo, nonostante stetti talvolta con dei gruppi di persone sane; queste persone, durante i miei tentativi di condurre una vita sana con la testa a posto, li sentii distanti. Il tutto si susseguii quando andai in altri posti distanti da casa, non stando bene, non avendo possibilità di aver un lavoro che mi appagasse, perché non conclusi gli studi. Non sentendomi appagato, perché non mi piacevo, data la mia sensazione che la gente pensasse che io fossi uno freddo, che in realtà non si cura di niente e nessuno, che in realtà non arriva nemmeno a considerare gli altri. Questa era solo una loro impressione, io fin da piccolo ero sensibile e chiuso, timoroso di essere ferito emotivamente, danneggiato da traumi che mi portarono a diffidare degli altri, specie se gradassi… Ritornando ai tempi del collegio, abbinai le canne al Crystal Meth oltre alle droghe da discoteca che raramente frequentavo, mi attaccavo solamente le cuffie al suono di dark goa, e uscivo di testa mentre sedevo con spasmi, giorno dopo giorno, nella totale inconsapevolezza della mia famigli oltre mare. Conobbi una ragazza in collegio. In realtà mi piaceva solo il suo aspetto esteriore, lei sembrava provenisse da un altro pianeta; era studiosa e aveva una vita regolare. Quando la conobbi però era ubriaca, come la vidi la baciai chiedendole se fosse sola; come mi staccai da lei, dato che ero tanto giovane e senza parole, prontamente un mio amico le saltò addosso, le sue amiche la portarono via. Ciò accadde perché l’anno prima al bancone di un bar, baciai la sua ragazza che di conseguenza venne a trovarmi in camera la notte del mio compleanno, corredata di droghe. Già da tempo mi trovai solo nel gruppo, visto la mia inabilità di far conversazione e le mie improvvise azioni, che però avevano un fondo logico; io mi sentivo non considerato, mi sembrava che mi sfruttassero per i soldi, quando in realtà, che io ci fossi o no, a loro non faceva alcuna differenza. Straziato anche dalla mia totale allergia al polline, in primavera, senza accorgermi, perché fatto, mi trovai davanti a me, nel gruppo con cui mi drogavo, uno che mi prese a pugni in faccia, i miei amici mi trattenevano perché subissi soltanto. Quelli erano gli ultimi mesi in cui mi drogai in compagnia, per via delle droghe divenni troppo paranoico e mi si annebbiava la vista, infatti quando fui preso a pugni, non mi accorsi quanto lo avessi trattato male, perché lo vidi parlare con la ragazza che baciai. Riuscii a conquistarla. La trovai in biblioteca, li vi erano esposte tante copie di quadri dell’umanesimo, io, ricordandomi delle svariate ore nei musei, trascorse con mio padre da ragazzino; feci colpo. La storia non durò a lungo, fui romantico con lei, che però non voleva si sapesse di noi visto che il Crystal Meth mi scompensava facendomi diventare strano anche nell’aspetto. Lei per me era più un obbiettivo da raggiungere, non ne andavo pazzo. Mi lasciò, anche perché le piaceva una ragazza che faceva la dura, lei spacciava a me. Presto conobbi il dolore del crepa cuore, lei mi confidava segretamente, visto che restammo amici. Mi diceva quanto stava male quando l’altra si mostrava disponibile, sfruttava i suoi sentimenti, chiedendole prestiti. Alla fine, nemmeno dei suoi soldi se ne fregava, gli chiedeva altrove. Uscii dal collegio, andai in comunità a Sanpa, dopo aver trascorso altrove diversi anni di psicoanalisi e comunità di doppia diagnosi, venendo sedato, con parziale necessità; il mio stare solo e il mio esser insicuro, sia su come risultassi agli altri guardando canoni troppo alti, e sia sul mio futuro, mi illudevo con ambizioni, ed ero sotto sorveglianza dei miei famigliari che feci preoccupare; ciò mi fece perdere la loro fiducia ed essendo abbattuto dalla depressione e da atteggiamenti ossessivi, mi spinsi per solitudine, in posti sbagliati nel mentre fui assalito e derubato, finendo all’ospedale con embolia alla testa. Alcuni anni passarono, prima che entrassi a Sanpa, dove all’inizio non fui tanto in forma nel sostenere le giornate, sia perché ero rimasto solo, sia perché ero messo male emotivamente. Avevo una costante stanchezza che mi straziava pienamente. Non volli parlare… Solo ad argomento e quando me la sentivo. Ciò nonostante, riuscii, giorno dopo giorno, con l’aiuto di chi mi avvalse di ciò che più mi si addice, stando in compagnia, guardando a terra per modestia e per imbarazzo, dandomi da fare con fatica e talvolta sofferenza; mi trovai ad aver conosciuto persone valide e ad aver ristretto legami con la mia famiglia; io fin dall’inizio, per non farli soffrire, stetti lontano il più possibile, capendo che purtroppo il mio esser impulsivo, causava solo sofferenze. Quindi non li destabilizzai fin troppo, io, però fui martoriato dalla vita sregolata, anche se molto giovane. Ma gradualmente, mi rimisi informa. Capendo l’importanza nell’identificare il tutto per avere chiaro come continuare. Seppi per certo che ricevetti in passato tanto male, non essendo facilmente adattabile, considerando ogni parte nel tutto; ma, temprando l’autocontrollo come parte globale, assieme allo svilupparsi delle mie caratteristiche positive, vi è del positivo, altro aspetto importante, dato che è anche la mia visuale delle cose... Benedetto
La riflessione Onirica.. Dopo tanti anni passati in uno strazio incredibile con costanti crolli emotivi dovuti da fallimenti, umiliazioni e tragedie familiari; rimasi completamente solo, senza nessuno, ciò fu dovuto dalla mia impassibilità e intolleranza ai modi altrui. La mia impulsività mai mostrata ma sofferta e la mia timidezza , dopo infinite giornate passate interamente solo davanti ad un computer su cui lavorai per un’azienda, mi condussero sistematicamente , come solo sfogo, ai musei. Nell’oasi dell’arte, un giorno, dopo aver fissato per ore, mentre ascoltavo nelle mie cuffie canzoni Gospel del dopoguerra, vidi in un’opera del Carpaccio, una macchia, questa macchia la fotografai di nascosto. Come accesi il computer, nella mia stanza affittata ad una famiglia di Cinesi, le cui strida e pianti dei bambini erano le uniche cosa che sentivo, visto la non presenza dei loro genitori, sempre assenti a lavorare; nella macchia, feci un ingrandimento, ricordandomi dell’influenza Fiamminga, grandi amanti dei dettagli, che esercitavano il simbolismo come il Carpaccio, anche se per me, lui era proprio un’incursore del Surrealismo anche se tanti secoli prima. Nell’ingrandimento vidi un’allegoria al tempo, perché, lì, vidi, gli déi dell’Olimpo mentre spedivano Crono nel Tartaro, il Titano a sua volta, mostrava come sbavatura del colore, Satana con sei ali e tre facce. Decisi di stampare l’immagine ingrandita, vi colorai con la china rendendo il tutto più dettagliato; senza accorgermene ero già in ritardo per lavoro, passai infatti la notte intera. Come chiamai a lavoro, mi dissero che fatalità quel giorno, uno fu assunto e per cominciare li fecero fare il mio lavoro. Con la liquidazione pagai i Cinesi per tutto il semestre d’affitto, loro, in cambio mi fecero trovare, al mio ritorno, le valigie fuori con la serratura cambiata. Disgustato, più che di loro, lavoratori in fatica, lo fui di me, non per farmene una colpa ma per farmene un esame della coscienza, se fossi cresciuto come tutti quanti, facendo gruppo per farci forza a vicenda, tutto ciò non sarebbe successo, nel senso non mi sarei sradicato da tante scuole perché stavo male con tutti e la mia famiglia non si sarebbe, inseguito, trasferita non so dove, diseredandomi, perché io feci venire un infarto mortale ad un lontano pro cugino, quando corsi verso un burrone per volermi suicidare… Ebbi un’idea, vista la mia asessualità, e quindi la mia totale assenza di esperienza in materia; mi incamminai per giorni senza mangiare, solo bevendo dalla bottiglia di 10 kg che mi portavo appresso. Arrivai, percorrendo un lungo tratto della Francigena, in un Monastero. Fui prontamente accolto, diventando un monaco. Visto la mia situazione di totale solitudine affiancata da un senso di totale tranquillità, passai parecchio tempo meditando, pregando e studiando senza dire una singola parola; i monaci però capirono da ciò che scrivevo e da come mi comportavo, che non ero malato ma solo incredibilmente incompreso. La mia patologia per loro era dovuta dal bullismo che subii durante la mia infanzia, ciò, lo capirono perché altri monaci novizi, si comportavano esattamente come me. Dopo, ebbi un’idea, durante una gelida notte dei giorni della Merla, li nella mia cella, ascoltando da un orecchio la cuffia con canzoni Gospel del dopoguerra e una fastidiosa cornacchia dall’altra, scesi le scale di pietra gelida. Misi dietro un quadro incompiuto che rappresentava il Monastero, fatto da una turista che vidi passare. Li vi misi il particolare del quadro del Carpaccio che io rifinii. Mentre feci ciò, mi misi a piangere, perché tutto d’un tratto, la turista che il mese prima passò, mi ricordava tantissimo mia madre che 10 anni prima assieme a tutto il resto della mia famiglia mi abbandonarono giustamente, viste le preoccupazioni che li portavo. La signora infatti poteva facilmente essere mia madre, lei infatti fin da sempre amava dipingere e molto probabilmente, il mese prima era con un gruppo di entusiasti del Trekking. Non dormii nel corso dell’intera notta gelida, la cui unica fonte di calore era il piumino e i vestiti tattici per escursionisti, donati da dei viandanti, perché il Vaticano aveva tagliato i fondi al Monastero da quando il Monaco Priore aveva insistito di tenere dei quadri quotatissimi perché io li ammirassi e che chiunque potesse esporre i propri quadri nel Monastero. Alle 5 spaccate mi diressi assieme agli altri monaci per leggere silenziosamente i Salmi del mattino. Mi accorsi che 300 anni erano passati e io ero ancora ventisettenne, nelle mie ricerche, scrissi che il tempo che aveva influenza su di me, lo controllavo, per via del particolare del dipinto del Carpaccio, che rappresentava pure i pianeti del Sistema Solare intorno al Sole, essendo una forza che crea il Tempo, le divinità mostrate nel dipinto mostrarono con certi attributi le Galassie e le loro rispettive Costellazioni; il Tempo sotto forma di Crono incatenato, si fermò su di me, data la collocazione sacra in cui misi il dipinto. Nel contempo mi allenai con esercizi a corpo libero e una dieta di solo riso e verdure a vapore. Divenni esperto a tale punto d’esser l’ideale dell’uomo Rinascimentale. Cambiai la mia identità ogni vent’anni, pochi monaci stettero fino alla vecchiaia molti se ne andarono dopo pochi anni di riflessione. Nei 700 anni a venire, la Terra era sempre più inquinata e popolata, con quasi tutti i mari in secca, dove la Terra è suddivisa in linee geometriche che delimitano le Nazioni, tutte a commercio libero ma governate dal Capitalismo con Multinazionali in carico di tutto, dove il viaggiare o immigrare e severamente monitorato. Vidi sul web, pochissimi gruppi etnici, vista la mistura tra etnie venuta nei secoli. Nei miei studi scoprii che la fortuna è governata nel confrontarsi con altri, se l’altro è propenso a perdere vi si vince, basandosi pure sulla propria percezione di se stessi che viene trasmessa subconsciamente agli altri, ma ad estremi di presunzione vi si forma il disprezzo altrui o una deformazione del pensiero comune ad altri esaltati, dove nel momentaneo perdersi dallo stare in guardia, questi nel loro pensiero esagerato, prontamente perdono la fortuna, che è anche governata nel prospetto del fare le cose giuste. Inviai tutte le mie ricerche basate anche sulle coincidenze presenti nel metafisico scoprendo l’intuizione e il senso di appartenenza e amore, capii che erano soggetti all’uso della percentuale in più del cervello, tramite lo stare in compagnia delle persone giuste, avvenendo non del tutto misticamente, capii l’elemento del dolore proveniente nel conoscere, così capii che se sapessimo cosa è la morte influenzeremmo il valore della vita. Al ricevere i crediti dei miliardi di trattati , divenni oltre l’immaginabile il più importante e prosperoso della Terra. Visto il formarsi di due unici oceani, quello del Polo Nord e quello del Polo Sud, feci costruire due unici alveari dove ciascun abitante della Terra possedeva un appartamento lussuoso, facendo ciò che è più adatto a se tramite algoritmi, ciò fu possibile perché misteriosamente tutto il male del mondo venne assorbito dal particolare del dipinto del Carpaccio, vi si formò un vortice intorno a tutta la Terra, i malvagi divennero decerebrati d’un tratto, i malati furono subito curati dalle medicine avanzatissime, i robot fecero i lavori più scomodi. Io, al rimuoversi del dipinto dal monastero per via delle turbine di vento del vortice, sentii come una botta in testa, sentii la più intensa sensazione percepibile di un dormiveglia, ricordandomi che il dettaglio del quadro del Proto Surrealista Carpaccio, non lo misi dietro all’altro quadro, perché caddi dalle scale del Monastero; mentre, da un’altra parte dell’Universo, su un’altra delle tante realtà del Pianeta Terra, non caddi e raggiunsi l’immortalità, mentre qui fui in coma e trascesi il tutto. Mi ritrovai in ospedale, tutta la mia famiglia era intorno al letto, il Monaco Priore, nel riconoscere il mio aspetto in quello della signora che passò a far Trekking fermandosi per la notte nel Monastero, le chiese il biglietto da visita per acquistare altri suoi dipinti; quando invece volle riconciliarmi con la mia famiglia. E ciò avvenne. Io promisi di utilizzare gli strumenti che imparai nel corso del mio lungo soggiorno nel monastero, imparando a stare in compagnia e a proprio modo condividere se stessi con gli altri. Stando meglio, in pace con me stesso, ebbi senza dubbio il parere che il focolare famigliare è meglio di una presunta immortalità. Benedetto 
Gelide pietre riparanti Dentro le mie mura, non vedevo oltre. Ma nel monastero Francescano, vedo il chiarore delle cose, tutte amplificate. Che sia la luce, che pallidamente illumina le stanze gelide, inondando tutto nelle vicinanze delle finestre. Certo, dopo anni spesi a ritrovarmi inghiottito dal tempo fulmineo, sentendo avvertimenti impercepibili, mentre vivevo male, è più che sicuro che la percezione adesso sia cambiata stando con il pensiero organizzato. Oggi è lo stesso giorno in cui quattro anni prima entrai nel monastero. Arrivai a piedi, dopo giorni di strazio, solo con il peso dell’acqua, mi salvava ma pesava, specialmente perché ero a digiuno. Questo digiuno era voluto perché mi rifiutavo di cose superflue che mi servivano, non che non mi piacesse mangiare, ma per protesta a tutta la mia sfortuna, preferii non perdere tempo e continuare a camminare. Me ne andavo da una vita di abbandoni e delusioni, oltre che di consapevolezze di tutte le difficoltà; presenti nella società e nella socialità. Già allora fui fortunato, ebbi una stanza in una casa di Cinesi, assidui lavoratori; la loro assenza faceva piangere i loro figli che, assieme al trambusto dei mezzi pubblici che passavano, riempivano il sottofondo altrimenti vuoto, come me. Temevo di uscire, mi spaventava mostrarmi in pubblico e affrontare le persone, semplicemente con uno sguardo. Uscivo solo la notte, con un lavoro di assistente guardia, quando invece nell’ ufficio mi occupavo delle scartoffie; la guardia che assistevo era anche uno spacciatore. Consumavo Marijuana e sostanze chimiche pesanti; già da anni. Durante il giorno, costantemente fatto e a digiuno, ascoltavo dalle mie cuffie nella mia stanza, a della musica Minimal Tek, a cui sovrapponevo tanti pezzi di musica varia. Quella musica varia, era l’unica cosa che mi rimase della mia famiglia, perché fui diseredato e per giunta abbandonato. Fecero ciò, per tutelare la famiglia, io, infatti feci venire un infarto che uccise il mio pro cugino, ciò accade quando mi stetti per suicidare, quasi buttandomi da un burrone. Come mi indebitai con lo spacciatore, che era l’unica persona che vedevo, e spesso con cui consumavo ciò che compravo a prezzi altissimi; dovetti chiedere la liquidazione. Pagai un semestre intero per la mia stanza; al mio ritorno, trovai sotto il portone la mia valigia e la serratura cambiata. Fu così che mi incamminai per giorni lungo la Francigena, verso il monastero. Decisi di far così, per via della mia parziale asessualità e perché mi ricordai, quando ricevetti l’olio sacro della Cresima, che il Vescovo mi disse della sua intuizione, dicendo che percepiva una forte spiritualità in me. Giorno dopo giorno, salmi, vesperi e veglie dopo giornate spese in ginocchio a guardare il vuoto in dei quadri sacri, come acque turbolenti mi calmai. Inizialmente, aprii bocca solo per cantare le canzoni Gregoriane, pregavo solo nella mia mente, non rivolgevo parola a nessuno; come incrociavo lo sguardo con gli altri frati, mi venivano dei scatti di scompensi di droga chimica. Inghiottivo ripetutamente la saliva senza smettere, sudando nelle mani, dovendo aggrapparmi alle gelide pietre dei muri. Mi affliggevano dei pruriti insaziabili, che mi salivano per la schiena, dovendomi liberare della lana scadente che me accaldava; per giunta muovevo la testa indeliberatamente tutta d’un lato, mostrando una cicatrice, simile ad uno squarcio sul lato rasato destro della testa; ciò mi fece sprofondare in paranoia, perché mostrava agli altri frati novizi, il mio passato da drogato. Fui infatti spesso massacrato di botte nelle strade della gelida Milano, non solo quando venivo derubato e lasciato per terra con l’emorragia cerebrale, ma talvolta, vista la mia impulsività nella mia impassibilità, che mi portò ad attacchi d’ira, fui preso di mira dai compagni di scuola, che finsero di essere mie amici passeggiando con me, quando poi dicevano agli spacciatori, che ero io quello che rubò la droga che gli spacciatori estremamente pericolosi e furibondi nascondevano nella neve, durante i gelidi inverni. Ritrovandomi perso in qualche zona a me ignota in cui mi abbandonavano i miei presunti amici sfruttatori, che dicevano alle ragazze che avevo i denti incisivi finti, come infatti sono, per via d’incidenti d’oggetto di scherno, quindi le ragazze mi ripudiavano; tutto ciò avvenne, in parte per le mie origini famigliare molto invidiate e per la mia parziale asessualità. Ai frati novizi invidiavo i loro studi che li portarono ad avere lauree, mentre io non finii nemmeno la scuola media, fui costantemente cambiato di scuola perché non mi trovavo con delle compagnie che spesso mi ignoravano, quelle che frequentavo, erano solo quelle dei drogati; per giunta fui tutte le volte espulso. Ebbi un costante senso d’immensa solitudine. Dieci anni ormai segnarono l’ultima volta che vidi la mia famiglia; l’ultima volta che li vidi fu durante una discussione, che si concluse quando mia mamma e i miei fratelli scapparono da me e mio padre mi diede un pugno dove mi manca parte del cranio per via dell’incidente che ebbi; poi si tranquillizzò mi parlò abbracciandomi chiedendo, tra sé e sé, scusa a mia mamma per quel giorno nove mesi prima che nacqui, poi mi disse dei danni che fanno le droghe usando un tono calmo, e mi diede dei soldi. Come tornai, il portinaio mi disse di andarmene se non volevo seri guai. Da quel giorno stetti per dieci anni a Chinatown nelle stanzetta che riuscii a mantenere grazie allo spacciatore, in parte riconoscente per la fortuna che guadagnò su di me. La mia famiglia si trasferii, in un luogo completamente ignoto a me. Prima di diventare completamente sociopatico; talvolta, vidi per strade degli amici dei miei fratelli, come mi videro, mi ignorarono, anche quando gli parlai. Nella notte più fredda dell’anno però sono contento. Il monaco priore mi ha conciliato con la mia famiglia. Lui distinse il volto di mia mamma con il mio, quando per puro caso, il mese scorso stava facendo trekking per la Francigena, lei si fermò per la notte nel monastero, e dipinse gli interni su un quadro. Il monaco priore, prese il suo biglietto da visita e comprò il dipinto; nonostante i fondi del monastero siano esauriti e viviamo nel gelo, perché il Vaticano ha scomunicato tutti per via dell’incessante obbiezione che il frate priore dichiarò, quando dei visitatori videro il mio stato malato e vollero che fossi internato. Il frate priore faticosamente, assieme a me, cambiò gradualmente la mia condizione di depressione, ulteriormente aggravate dai sedativi. Come fui riconciliato alla famiglia, dopo che riuscii a mostrare di star bene e pulito, ogni giorno nel monastero sconsacrato inseguito divenuto agriturismo, mi chiedo: magari avessi saputo prima dei danni della droga, e magari mi avessero dato prime degli strumenti per far gruppo. Benedetto
BruttaStoriaAndata2017 Andando avanti con il tempo, se le condizioni sono favorevoli, si migliora. Io, Alex Anglo Milanese d’origine, invece peggiorai. Fino a qualche anno fa. Per quanto la mia infanzia mi ebbe in attacchi di collera, suppongo in parte, per la mia permalosità e forse anche per manie di persecuzione, non del tutto infondate… Nonostante la mia famiglia sia perfettamente normale, grazie a Dio. Comunque, per una serie di avversità di avvenimenti: botte alla testa, rottura di denti e violenza ai sentimenti, avvenuti in tenera età in brutti incidenti. Mi ritrovai segnato, e ciò si aggiunse alla mia timidezza e sensibilità, marcata anche dallo sradicamento costante. Ebbi, tutto sommato una bella infanzia, malgrado non mi ritrovassi nei posti più propriamente adeguati: in campagna fuori Milano fino ai tredici anni, poi in seguito a Milano in tre istituti in due anni, di cui il primo mi vide in terza media preso in giro per la mia distrazione, voluta dalla mia attuale iperattività inoltrata ma andata a scemare e il mio esser bilingue, eppure mi divertii in discoteca al pomeriggio, essendo che Milano si presenzia favorevole a ciò, fin dagli esordi dell’adolescenza. Sradicato fui anche vivendo da solo in collegio in Inghilterra dai quindici ai vent’anni, dove soggiornai in sette realtà differenti di scuole, offuscandomi di sostanze spegnenti ed eccitanti, visto il mio esser molto solo fu quindi sia per stare in compagnia, che per avvertire una musica extrasensoriale, perdendo salute e tempo, quella salute la recuperai indebolendo maggiormente la mia reattività usando psicofarmaci, prescritti in seguito da innumerevoli realtà comunitarie/riabilitative: cinque e di costo significativo; fino poi al mio ingresso a Sanpa come ventitreenne nel 2013. Ritrovandomi ad aver affrontato un recupero dagli psicofarmaci spegnenti pertanto necessari, e aver temperato la pazienza, che mi rese diplomatico nel modo anche in parte sbagliato… Comunque sia, son sempre stato rispettoso verso i miei cari e il prossimo, malgrado mi ritrovassi in una parentesi d’insensibilità dovuta dalla dipendenza che mi ha segnato, essendone assolutamente non tollerante, nonostante non ne usassi tante quanto la presente media; ho quindi riallacciato con la mia famiglia, cui procurai preoccupazioni, simili al mio rimorso che eccede di gran lunga le mie malefatte, vedendomi perdere il prezioso tempo che non mi accorsi di sprecare. Visto che quando si è in condizioni problematiche per le droghe, spesso non si ci si accorge che siano tali, ma solo con il senno di poi.. Come ogni cosa, che solo una volta finita, è quindi scritta, cercherò dunque di far meglio. Ricordandomi ciò che ho rischiato trovandomi nel posto sbagliato con l’emorragia cerebrale corredata, e disagi dovuti dall’uso di sostanze i cui scompensi: depressione, ossessioni, paranoie, agorafobia, manie di protagonismo e alle ansie adempiendone una visione del mio aspetto facciale ad un’ottica di disordine dismorfico, per quanto l’avermi posto a parametri irraggiungibili, mi sottoposi a ciò, fortuna vuole che con il sopravvenirsi di stagioni all’anno, migliorai visto una sana arresa alla consapevolezza e ad un minimo di amor proprio. Benedetto
Come Continuare Non ero certo che il trasferimento in Inghilterra fosse la scelta migliore, ma avevo bisogno di cambiare, di allontanarmi, di ripartire in posti nuovi con gente nuova. Avevo bisogno di togliermi di dosso quella etichetta di ‘bravo ragazzo, di buona famiglia’ che aveva da sempre condizionato la mia disperata ricerca di trovare il mio posto nel mondo. Forse in quel collegio, che ospitava ragazzi provenienti da tanti paesi, avrei potuto rimettermi in gioco, ripartire da me, semplicemente da Alex. Avrei potuto farmi conoscere per quello che ero veramente, senza il peso del confronto con l’ambiente in cui ero cresciuto. Avrei potuto fare quel passo in avanti, togliermi dall’angolo in cui ero rimasto per troppo tempo. Per la paura di non essere abbastanza, di non possedere nulla di così tanto interessante da portare le persone a desiderare di conoscermi e di condividere un pezzo di strada con me. Lì, in quel luogo lontano da tutto e da tutti, non mi conosceva nessuno. Avrei potuto ricominciare. Non andò proprio così. Le mie insicurezze, la mia timidezza non mi permettevano di fare quel passo, quel maledettissimo passo verso le persone. O meglio lo feci, ma verso quelle sbagliate. Quelle a cui in fondo non interessava chi ero, ma cosa ero disposto a fare insieme a loro. Nemmeno un briciolo di amicizia esisteva tra me e questi ragazzi, ciò che in fondo avrei voluto di più, ma la complicità di condividere solo ciò che ci allontanava dalle cose belle che a 15 anni potevano accaderci. Fumavamo le canne, continuamente. All’inizio era piacevole, poi non solo persi i miei obiettivi, ma diventai paranoico e le mie insicurezze non mi davano pace. Mi chiudevo sempre più, oppure facevo uscire solo il peggio di me. Le persone mi consideravano freddo, distaccato, egoista, una persona che non si curava di niente e di nessuno. Questo mi faceva soffrire tantissimo. In realtà ero esattamente il contrario. Fin da piccolo ero sempre stato un bambino sensibile, emotivo, ma tanti episodi della mia vita mi avevano portato a diffidare degli altri, a non fidarmi mai completamente delle persone che avevo intorno. Le droghe accentuarono questo mio modo di pormi rispetto a tutto ciò che mi circondava, facendomi stare male. Io ero alla ricerca di amici, avevo sperato di riuscire a colmare quei vuoti affettivi che mi portavo dietro da troppo tempo, ma avevo solo peggiorato la situazione. Le canne non mi bastarono più. Inizia con il Crystal Meth oltre alle droghe da discoteca che raramente frequentavo; mi attaccavo solamente le cuffie al suono di dark goa e uscivo di testa, giorno dopo giorno, nella totale inconsapevolezza di ciò che mi stava succedendo, lontano anni luce da ciò che ero e dai ricordi della mia famiglia. Conobbi una ragazza in collegio. Sembrava provenisse da un altro pianeta. Era studiosa e aveva una vita regolare. Poteva essere una svolta. Potevo riuscire finalmente ad essere Alex. E invece niente. Bloccato, impacciato anche con lei. Ricordo che una sera eravamo insieme. Eravamo in un locale. Io non spiaccicavo parola. Eravamo a disagio, tutti e due. Lei si allontanò, mi disse che andava a fare un giro. La trovai abbracciata ad un mio amico. Non so dirvi esattamente cosa provai. Rassegnazione forse. D’altra parte era assolutamente ovvio. Non poteva andare diversamente. Perché avrebbe dovuto stare con me? Cosa avrebbe mai potuto trovare in uno come me? Non ce l’avevo neppure con quel mio amico. In fondo anche io non mi ero mai comportato bene nei suoi confronti. Ci usavamo a vicenda. Tutto qui. Una volta ero talmente fuori di testa che baciai una tipa che gli piaceva. Uscì da quel locale, vagando da solo per le strade. Mi trovai in un vicolo di uno dei quartieri peggiori della città. Non so come arrivai fino lì. Un gruppo di ragazzi mi si avvicinò circondandomi. Mi diedero un fracco di botte. Ero talmente fatto che non vedevo i loro volti. Solo successivamente seppi che tra loro c’era anche quel mio amico, che all’interno del locale lo avevo insultato, che avevo tirato su un bel casino per quella ragazza e che mi avevano menato proprio per vendicarlo. Rincontrai quella ragazza in biblioteca, iniziammo ad uscire insieme. Mi piaceva. Con lei mi sentivo bene, ma non durò a lungo. Continuavo a farmi, a volte riuscivo a nasconderglielo, ma capitò che mi beccò completamente devastato dal Crystal Meth e…beh potete immaginare. Finì tutto. Per me fu il crollo totale. Non avevo più niente e nessuno e, soprattutto, non ero più niente. Ero andato via dall’Italia per trovare Alex e mi ero perso del tutto. Entrai in una comunità per doppia diagnosi, trascorsi anni in psicoanalisi, assumendo psicofarmaci che mi annebbiavano e mi allontanavano ancora di più da me. Poi arrivai a San Patrignano. All’inizio non fu facile. Dovevo togliermi le maschere, fare i conti con me stesso, fidarmi delle persone, riavvicinarmi alla mia famiglia. Insomma dovevo fare quel maledettissimo passo in avanti che avevo sempre e solo rimandato. Ci è voluto del tempo, ma l’ho fatto. Sono ripartito da me, semplicemente da Alex. Silvia Mengoli 
Prolonging the inevitable.. Lately every Year, Christmas has always been the touchstone to how bad I was doing. New years’ eve even more. Ever since I decided to stop smoking weed, my maniacal phobias came out, all due to the synthetic drugs. The first time it was about 5 days before some Christmas day, I should have been expecting what would happen, anger, confusion, weight loss, anxiety, just to name a few of the least, because the real disorder was maniacal obsession of dysmorphic phobia, and compulsiveness in doing things. I lived in my own world I listened to my own voice recorded as rap while looking and selfies of myself posing alone sad… I wanted to be as hot as the really handsome young men, not being so, as opposed I thought I was ugly in the front face becoming delusional, losing all self-esteem... I've used weed since I was about 16 years old, but the real problems started at about 19. I had terrible traumas, being sent to hospital almost wrapped up in a blanket for autopsy: I was assaulted in a discussion, where as usual I was all alone. After a rave, I was strip naked and robbed and left with internal bleeding to the head where I was hit with a crowbar repeatedly, losing my front teeth, luckily I didn’t lose conscience and an ambulance promptly sent me to hospital. I did not want to stay there, so I left risking death, as I returned I was operated having my skull drill opened badly. Then eventually, having a girlfriend did not help me at all, what she seemed to do to me was making me more and more exhausted, winding me up about my weak will saying I was a girly boy and even worse. In the end I managed to recover from abstinence from weed that lasted three weeks, slowly my parents calmed down, I started eating healthy and going to the gym, because junk food made my body ugly, I had a swollen stomach and I was extremely thin. So I generally started seeing things on the positive side. However, my parents soon began to question whether I used weed again and when I announced my departure to Amsterdam, their fears kept returning, what else was there for them do but strive in anxiety. I told them I started using weed again, but I wanted to stop as soon as possible. This did not happen, I lost a lot of weight, but I looked better, with more color on my cheeks and a little more positivity as I used better quality weed that I brought with me. I went through hell during that holiday season and sometimes I just wanted to run away and never come home again, because I didn’t like myself at all, I was incapable of having friends, all of those I saw were life-sucking drug dealers. As I hoped it would get better. Not having the slightest view of my future, carrying only about drugs, I drifted. I laugh to myself when people said it's just weed! I hate this drug and what it had done to me and my family, igniting hell to which I fell increasingly. In fact I've eventually hit the bottom rock hard. I continue to break the rules of the house, I ignored everyone becoming a loner without a job. I stole from my parents and my brothers. No punitive measures worked .... The drug dealer came with his scooter, he threw the bags of weed attached to a stick, and I took it from the window, he trusted me I’d pay him back. Not having the money to do so, I compulsively sent threatening texts to my parents, asking for money. Not having any as I was walking down the street, a car came, I was manhandled inside and sent to a small flat, there was make up and a wig they told me to be their prostitute, I laughed at them refusing, when angry I became a different person, I became serious and tough, so I arranged for them a way to steal everything from my house. And so they did, I was told to keep my mouth shat or else.. I went through psychologists but I did not listen to them because it seemed as if they diminished and provoked me, taking me as a clinic case spoken to as if retarded... I behaved in an irregular way because I felt provoked and I envied my brothers. At home I made everyone so nervous and anxious, it was terrible, whereas the only calm one was me being high. My parents hid valuables, money, alcohol, etc. For suspicion of selling drugs, they found me a job as a storekeeper. Well, it lasted 3 months before being fired. My drug use continued, using almost every drug. When I threatened them to burn the molded house down. That was the straw that broke the jar, they had me arrested. My parents told me they would buy me a car, for me it was great, I continued to support my drug habit. They also helped me find an apartment that they had to pay for a year of rent, they found that the huge insurance gain on my supposed mental illness, which would have been more than enough to support my fee leasing giving me money for two years. Well, unfortunately for them. My money was gone and they were not aware of my expenses. They paid me everything, they bought me groceries, they paid for insurance repairs on my car, etc. hoping that I would get on my feet and get a job. Well, within a year I was able to find two part-time jobs from which they then fired me, but it allowed me to buy alcohol and go to raves, where I took pills that made me continuously more strange with blood circulation problems. Being so sick in the head I saw myself deformed in the face, I heard voices and noises, having crazy paranoias and obsessions, I stared stalking friends ; a specialist made me do a load of tests to stop using drugs, but for me it was useless. My parents offered me rehabilitation programs but I did not feel like it. After the expiry of my lease, my parents told me that their financial aid would cease in 3 months. I was completely alone. Ruined. I went to their doorstep completely out of my mind. I could barely walk and talk, particularly because of paranoias that made me feel odd all the time. My parents were absolutely disgusted by me, risking innocent people's lives by driving in those conditions. My egoism had reached an historical height ... I had been unconscious for almost 20 hours in a row, depressed all the time while the effect of drugs went down. My parents found a methamphetamine crystal in a baggage in the bedroom. I was always rude and made everyone uneasy ... After Christmas, they said I was not welcome unless I would put myself together, otherwise they would call the police and have me arrested, like two years ago ... I crashed the car on a telephone pole, almost killing a person. Fortunately, besides me, I did not do any damage. I ended up with a concussion, I would never be allowed to drive again for the charges brought by the police ... The insurance could barely cover my rent. They told me that sometimes they would bring me to the bank of food, but they would not be my taxi service .... They realized that they were only doing me harm in helping me. Doing things for me because they loved and cared for me, when in reality I did not care about anything or anyone except myself. They thought that everything they were doing was for the right reasons but it wasn’t. They thought they could fix everything when in reality there was never any hope of doing so. They were losing their sleep and they were stressed out, so in order to sleep they had the hope that they could save me. In the end I took advantage of them and everything they did and they let me do it. I was lazy and extremely manipulative. As addicts usually are. They would no longer stop me from my bad decisions. I had no more drugs in a warm apartment, I was homeless. Not working to improve my situation, I became a regular customer in the charity canteen. I reached the bottom decisively; my parents hoped it was not too late before I reached it completely ... but it was my choice, not theirs. All they did was to prolong the inevitable and make their life hell as mine ...I carried on smoking crack in abandoned slums and taking huge loads of meds I took from hospital for terrible mood swings, depression and obsessive compulsiveness decompensations adding the drops directly to rum bottles that I drank as crazy, even though my hepatitis . In a moment of lucidity I went to the gates of San Patrignano on Christmas Eve. They welcomed me, and working in a personalized way on my problems, given my situation of constant tiredness and frightened reaction to people’s ways; I took my life back in my hands, working on my traumas that had me always silent, hence I struggled in creating relationships. However, my parents and my brothers, whenever I invited them here, could not help from crying for happiness. Benedict
I had the feeling… From the first day, I had the sensation of being provoked. In fact, the sweet and strong Diana was of another wavelength. I met her on stage, on the worst day of my life. I brought a piece of rap to which I hadn’t absolutely prepared myself, not even knowing how to improvise… It was a disaster, as I went on stage, not hearing my voice, because I did not know that the speakers were directed to the public, with indifference but disastrously, I said a couple of lines of other rappers like: "People hate me, I’m like damn it Hate", Then I extracted my little book of rhymes, which I read continuously and I always carried with me, instead of the cell phone. It improved a bit. Diana instead, as usual, dominated everything, she brought a piece of Dance/Love. Then she approached me, looking at me as if to say: "I know you're lost on me," as she well knew, I had been with another girl for years; I congratulated her for the improvisations, she added: "How deep is your love if he returns to her I’m with feet above". Knowing that I liked her for years I was looking for her, even though she had a way of reasoning that disturbed me. In fact, when I heard her and saw her with her colleagues in the bistro where she worked and where I went assiduously, my heart broke: also because I felt good with my girlfriend. In the years to come, Diana gave me consideration with her amiable smile and affection, I greeted her and she greeted me, but she seemed to do it just for kindness because she knew perfectly that I was on her. My girlfriend did not say anything, in fact she always wanted to go to the bistro. One day my girlfriend left me, telling me that she hated the fact that I did not look at her when we were in bed, I couldn’t, I had Diana's face in mind; in the morning I thought of her, convinced that she liked me but at the same time my soul was cut, knowing that she was opposite to me and she was against my principles. I sang in my head: "I got to stop myself from whispering your name, and it's just braking my heart because she's not you". Then, one day, at the bistro I called her from a distance repeatedly, she did not answer to me. The following day, while crossing the street, I told her that I felt upset when she did not answer to me yesterday, telling her that I understood that she was taken from work, fair enough, given the importance of seriousness as a discipline to do well in life; she as always, kindly agreed, I greeted her, at her contact, I felt her much colder than usual. After a theatrical show, which expressed the violence and the anger of the crusaders resurrected in a seventeenth-century court, where in a choir we quickly moved around the courtiers to ask them for justice for their lost belongings; everything was well done, if it wasn’t that audience seemed deafened ... Diana recited divinely, I for my shyness in life, redeemed well in the role as a crusader in pain cursing with anger and despair and at times rising my head for the ancient honor ... That evening, I reached peace of mind. I understood once and for all that Diana did not want me: at her finger there was the engagement ring I gave to my girlfriend, she showed it to me, making a strange sign with her fingers. The next day, although I was finally certain, since I was always floating and clouded by the hope of having Diana, I fell into depression. My girlfriend had left me for Diana, who in reality, gave me attention, even though few, because of my former girlfriend. The few friends I had and rarely saw and hardly knew, did not make fun of me, perhaps because they were cold relations to me; in fact I was always by myself. My closed problem shown to me at once, I was circus-eccentric, although taken by obsessions in this case for Diana, and for the hundreds of selfie for FaceBook that I used only to make rap videos with the microphone, mirroring myself in the photos and listening to my rap songs only. It did not take long that I always stayed at home, I was lucky not to have to do anything but have money: my parents gave me a flat and sent me money, I took private lessons that I did not attend, for a diploma I never achieved. I found Ecstasy pills as a refuge from reality. Every day I used them, it was enough for me to listen to HardTek music and stay seated. I ruined my blood circulation to the point of having swollen arms and sometimes even the lips, which then deflated , though for years despite blunders obscuring my eyesight when standing up, I had fits of anger when feeling bad with people. In the evening I saw some hoodlums, we stood in front of shops for the whole night, if we were not high, we would argue with each other. A girl came, she was Diana, she had also fallen in disgrace because of drugs, she lost her job and told me to come with her to San Patrignano. In the years spent in program, I freed my mind recognizing my limits and adapting to them, she kept driving me crazy, but I realized I was not wanted. It was another lesson in life that made me grow. Benedict 
The uncontrollable held I had a friend called Daisy, she decided to join the army. We both came from a complicated past. I lived in a bubble, I practiced individual sports, refusing agonistics and studying. I simply did it to release myself, I was shooting thriller short films and on Saturdays I saw acquaintances for a couple of hours at pubs. I lost sight of my objectives, my short films conveyed my negative perceptions and developed my creativity. She, on the other hand, came from Syria, she took drugs becoming ill with hepatitis. She was adopted at the age of 19, most likely because she was of a unique beauty; her character was of a genuine sympathy despite being a bit aggressive sometimes, probably she had built this from experiences in Syria, of which at first, she wouldn’t say ... She enlisted to the army, without anyone knowing of her problem with heroine. When I met her, I rarely spoke to her, even though we were in the same section of the base. After three years, I happened to go on duty for a whole year with her and another forty soldiers, we went to a remote area where military support was needed for the police. There in the desert of Arizona, there was an immense encampment of Mexicans. Every evening I saw her coming out of the shower because my motel room to the TV side, had a window on the ceiling , it was in common with her room, when she opened the window to let the steam out, her beauty was reflected in full, received by my eyes, tired from the stressful days spent between shouts and orders to keep the wild reserve under control. My love for her grew more and more, I couldn’t refrain myself from looking at her in the meeting points. I was always searching her with my sight, I used a neutral language with her, although I lied to her when telling her about my Syrian ancestors, so that I could familiarize. The other soldiers noticed this, I was warned, I could only talk to her when she was in a group. When I spoke to her in group, though she seemed to change, she seemed to act up to be authoritarian. When we returned to the base in L.A. I saw her less often, I always looked for her when her division passed by, luckily we were still in the same section of the base, as I heard her voice in the distance I became frozen, a cold shiver then burned me immediately afterwards. As we looked at each other from far, I became lightminded but struck by the light in her eyes, as the most famous logo they remained in my head. The anguish that perhaps I was not wanted due to all the distances in complex, it killed me. Although, what gave me some hope was when she had once promised to me to stay close to me; was it just kindness, I had wondered repeatedly. Given a morbidity caused by my adolescence absent from love because I was only up for sports, and for my limited social life due to my shyness, laziness and misfortune of not having found the right friends, not excluding the true love I felt for her; therefore she was always on my mind; she helped me to keep going, considering the struggle of being a soldier. One day, I saw her lying on the bed of the military hospital; on the radio they were telling her that she had the nightshift on Christmas Eve at the watchtower. I really wanted to be with her. My uncontrollable love seemed to be shared with her, it filled my loneliness, my sadness and my delusional anguish fear for tomorrow. There, she saw me from far, she realized that I heard what they had said on the radio. The next day, in the military dining hall, I heard from some comrades that she entered the bed of another soldier girl who would be on guard with her on the night of Christmas Eve. I proposed to replace her, since she declared herself Lesbian. So it happened. As I arrived at the watchtower, I spoke to her with ease, then I embraced her, as I broke off, I told her I couldn’t believe that what I had been wanting for years, was actually happening; I started to embrace her again, my eyes met hers, I liked her so much I felt as if floodlit, when I kissed her, I saw her face in my mind as an icon. After having made love, we talked about ourselves with immense naturalness, helping each other with advices; I told her of the many vivid figments of memories I had of her, dreamlike glances from way back, she was special to me even before I knew it. It did not take long that I was stuck like glue on her, we began again with the same sensuality and love as the action done in total affection; I told her that I did not care about the hepatitis I could have, also because it would be easily cured, while my current wellbeing is due to her only. At the first lights of day, I called a taxi and we went to my house, on the trip I called the officers dismissing myself from a military career that could have rose. She did the same. Although, she was threatened by her father; she risked going back to Syria because her foster father was a famous lawyer who could actually do so. I did not see her anymore. From the bitterness I already felt for society, and my pessimistic view of things, I took drugs because the feelings of relief they gave when in total despair, as she had told me on my misunderstanding. Then I entered SanPatrignano a few months later. Since I continuously risked dying of overdoses because of the purest heroin I interruptedly used every day. I kept writing to her, she had returned to the army. She came to visit me when allowed, our love always remained alive. After so much effort, reaching a positive mind state and the ability to be around people. I went back to her, we got married; her foster father, felt guilt understanding where he did wrong. I understood how wrong was I to hold back the uncontrollable. Benedict
San, added to my name.. For me "San", added to my name would be like being summoned by the emperor of Japan. I do not know for what devilry of fate I am afflicted. However, I was born in Japan, but from Slavic parents. My mother had been offered a job in Japan, they paid her the ticket, once she arrived in Tokyo, her visa lasted only 72 hours, the mob charged her the today equivalent of 30 thousand euros for the documents. My father was sent home; I did not see him for much longer. My mom stayed in a nightclub selling her body for 2 years. As soon as everything was repaid, a blitz closed the place. She was alone with me, newly born. We had to move from city to city to lay low as we were refugees. To make a living she was a photo model but she was paid in black. When she walked among so many people in the most degraded suburbs, she stood out from the Asian crowd like a glimpse of light in the darkness, perhaps for many that light entered the cracks of their inner prison. Nevertheless, not having enough money, we were not Japanese, so I could not access any public bodies, I was segregated at home. When I reached my 16th birthday, I learned the minimum Japanese that I used when I was sent away from the police from the orchards where I worked ... In a bright neon town, which in the green of the surrounding hills looked like fluorescent ink spilled onto an English lawn, we found a parish. Eventually, thanks to them I managed to go to school. I made an indescribable effort to keep up with the class. I decided to devote every day to study; I slept from 10 in the evening to 1 in the morning, every day, I did so for years. I could not keep up with my studies, I was too far behind, some doctors gave me meds to quell my fits of rage due to my exhaustion and exclusion, nobody spoke to me and I could not get close to my peers . Some girls approached me continually, every time I spoke with one, she eventually stopped considering me, leaving me a little notes saying that their parents reproached her because I’m not Japanese. Repeating the school years many times, leading an exhaustive life because of the studying. I graduated, they gave me a scholarship. I went to England, from the acquired study method, I was the best on the entire campus. One night some guys invited me to a pub, I got drunk. Not being able to handle my anger, as I was teased by them because I never had a girlfriend, I punched them, they threw me to the ground, as I stood up to move away, I took an umbrella and took away the sight of an eye of one of them. I was jailed, then I was transferred to the Moldavian prison where I received my nationality. I took drugs like crazy, with my father's money, because he was contacted by my mother who had been placed in a refugee center in Japan, waiting to return to Moldavia. My father knew SanPatrignano. I was transferred there, where I worked hard on myself to get to know me, finally being in company that I did not know before the feeling of; I even managed to graduate. Benedict 
How to continue At the beginning of the drama, I found myself leaving Italy. I was too young, but at 15, I preferred to go to boarding school in England with international people. However, each nationality made group with their respective one, I was alone. There were two Italians who reflected the feeling of exclusion that I already knew since childhood. It might have been that I was excluded for being timid but impulsive at the same time, when referring to injustices, I saw only black. It might have been that I was a victim, due to being envied ... What most certainly happened, was that I made group with those who smoked the joints, in the beginning it was pleasant, then not only I lost sight of my objectives, I also became detached and paranoid with around increasingly more hostile people. In the college, as in the other communities, I did not learn how to be part of a group, even though I eventually, being deported from the UK back to Milan, I hanged around with groups of healthy people; these people, during my attempts of leading a healthy lifestyle with my head on my shoulders, I, nevertheless, felt distant. Not being well, having no chance of getting a job that would satisfy me, because I did not finish my studies, due to my uprooted state. Hence, not feeling satisfied, because I did not like myself either. I felt that people thought I was cold, that I really didn’t care about anything or anyone, that I actually did not even came up to consider others. This was only their impression, I was sensitive and closed since I was childish and afraid of being hurt emotionally, because I was damaged by traumas that led me to be wary of others, always refraining... Returning to the time of boarding school, I combined joints to Crystal Meth in addition to hard tek drug music for clubs that rarely I frequented, I only attached headphones to the sound of dark goa, and I went out of my head while sitting with spasms, day after day, in total unawareness of my parents oversea. I met a girl in boarding school. Actually, I only liked her exterior appearance, she seemed to come from another planet; she was studious and had a regular life. When I met her, however, she was drunk, as I saw her I kissed her, asking her if she was lonesome; as I got away from her, since I was so young and speechless, promptly a friend of mine jumped on her, her friends took her away. This happened because the year before at a bar counter, I kissed his girlfriend who as a result came to see me in my bedroom on the night of my birthday, all backed by drugs. I found myself alone in the group, given my inability to make conversation and my sudden actions, but all I did had a logical basis; I felt I was not considered, they seemed to exploit me for my money, when in reality, whether I was there or not, it made no difference to them. Torn apart from my total pollen allergy, in spring, without realizing it, a friend was in front of me, he punched me in the face, my friends held me back so that I could only suffer. Those were the last months where I took drugs in company, if not, later on to the company of drug dealers, because of the drugs I became too paranoid and blurred my sight, in fact when I was punched, I did not realize how bad I treated him, because I saw him talking to the girl who I kissed. I managed to get a date with her. I found her in the library, there were exposed many copies of humanism paintings, remembering the several hours in the museums, spent with my father as a boy, I impressed her. The romance story did not last long, I was romantic with her, but she did not want anyone to know of us since Crystal Meth made me weird, making me look almost deformed too. She was more of a aim to achieve, she didn’t drive me crazy. She left me, partly because she liked a girl who dealt pills to me, an acting up tough girl. I soon realized how bad is to be love sick, she secretly confided me everything, since we remained friends. She told me how bad she felt when that girl teased her, giving her illusions, when in fact she took advantage of her feelings, asking for loans. In the end, even her money was of no need, she asked elsewhere for them. I went out of the boarding school, went to the community of Sanpa, after having spent several years of psychoanalysis and in communities for psychological counseling diagnosis elsewhere, being sedated, with partial necessity; the being alone and insecure, made me lookup too high standards of beauty I couldn’t reach, changing the view of myself that became very low. I also illuded myself with ambitions that I couldn’t reach. I was under surveillance of my family that worried for me; This made me lose their confidence and being overwhelmed by depression and obsessive attitudes, I pushed myself because of solitude, into wrong places where I was attacked and robbed, ending up in hospital with internal bleeding to the head. Some years have passed, before going to Sanpa, where I couldn’t cope at all, in a daily basis to go on, whether because I was alone, or because I was emotionally squashed. I had a constant exhaustion that tore me completely apart. I did not want to talk ... Only by topic and if I felt like it. However, I managed, day after day, with the help of those who availed me of what suits me best, staying in company, looking down to the ground for modesty and embarrassment, working hard and sometimes suffering; so that I could find myself having met valid people and having rebuilt ties with my family; from the beginning, in order not to make them suffer, I stayed as far away as possible, realizing that unfortunately my state of impulsiveness, caused only suffering. So I did not destabilize them too much, but I was tormented by my irregular life, even if very young, I had become fragile, almost autistic. But gradually, I returned normal. I understood the importance of identifying everything to make clear how to continue. I knew for certain that I went through so many delusional mind states, in past, not being easily adaptable, in a whole; but, tempering self-control as the most important thing, along with the development of my positive characteristics, came positivity, which is another important aspect, since it is also my view of things... Benedict
A Reflection to the Oneiric After so many years passed in an incredible torment with constant emotional collapses due to failures, humiliations and family tragedies; I remained completely alone, without anyone left, this was due to my impassivity and intolerance to others’ manners. My impulsiveness never showed but suffered and my shyness, it made me diminish to a vermin’s’ level. After endless days spent entirely alone in front of a computer on which I worked for a company, systematically archiving, when in fact I was employed as a nightshift assistant guard. My only way of venting, was to go to museums. In the oasis of art, one day, after gazing for hours, listening to post-war Gospel songs in my headphones, I saw in a work of Carpaccio, a stain, secretly I took a photo. As I turned on the computer, in my room rented to a family of Chinese immigrants, where screams and cries were the only sounds heard, their children were all alone, their parents were always absent for work. However, in the stain, I zoomed, remembering the his Flemish influence, great lovers of detail, who practiced the symbolism as Carpaccio did, for me, he was a proto-Surrealism even though he was of many centuries earlier. In the enlargement I saw an allegory to time, because, I saw the gods of Olympus while sending Chrono to the Tartar, the Titan in turn, showed in a smear of color, Satan with six wings and three faces. I decided to print the enlarged image, I colored it with china ink making everything more detailed; without realizing that I was already late for work, in fact I spent the whole night doing so, give my obsessive mania. As I called work, they told me that, one was already employed, I was a redundancy being late for work; they were waiting for me to mistake, the guard, with whom I worked, who was also my drug dealer, couldn’t do anything about it. With the liquidation I paid the Chinese family for the entire semester of rent, they, in return, made me find, the suitcases outside with the lock changed; all in the matter of a few hours. They weren’t to be blamed, for they were hard workers in trouble. Although, I was to be blamed: After making an examination of conscience, if I had grown like everyone else, making a group to force us each other, this would not have happened, in the way that I would not have been uprooted from so many schools because I was troubled and my family would not have fled from me, moving out somewhere in the world, I do not know where, disinheriting me, because I gave a deadly infarct to a distant cousin’s father, when I had ran towards a ravine trying to commit suicide... I had an idea, given my asexuality, and therefore my total absence of experience in this field; I walked for days without eating, just drinking from the 10 kg bottle that I took with me. I arrived, eventually to the Francigena way in a monastery. I was promptly welcomed, becoming a monk. Given my situation of total solitude flanked by a sense of total tranquility, I spent a lot of time meditating, praying and studying without saying a single word; the monks, however, understood from what I wrote and how I behaved, that I was not ill but only incredibly misunderstood. My pathology for them was due to the bullying that I suffered during my childhood, this, they had understood from other novice monks, behaved exactly like me. Then, I had an idea, during a cold night, in my cell, I was listening to post-war Gospel songs, an annoying crow, made such a laud sound mixed to the music that I thought I was going mad; the wind, was charged with electricity, my mp3 battery died out. I went down the icy stone stairs. I placed behind an unfinished painting that represented the Monastery, the detail of the painting of Carpaccio. As I did so, I began to cry, because all of a sudden, the tourist who passed last month reminded me very much of my mother, she did that painting. She and all the rest of my family, left me 10 years ago, because of the worries they had. In fact, the lady could have easily been my mother, she had always loved painting and most likely, the month before was with a group of Trekking enthusiasts. I did not sleep during the entire cold night, with the only source of heat being the quilt and the tactical clothes for trekkers, donated by travelers, because the Vatican had cut funds off for the monastery, since the Prior monk had insisted on keeping the expensive paintings, so admired by me. At 5 o'clock I went with the other monks to silently read the morning Psalms. I realized that 300 years had passed and I was still twenty-seven, on my research, I wrote that the time that influenced all was controlled by the detail of the Carpaccio painting, which also represented the planets of the Solar System around the Sun, being a force that creates Time, the deities shown in the painting showed with certain attributes the Galaxies and their respective Constellations; Time in the form of a chained Cronus, given the spell it stopped for me; the sacred location in which I placed the painting. At the same time I trained my body with exercises and a diet of rice, steamed vegetables and proteins. I became expert to the point of being the ideal Renaissance man. I changed my identity every twenty years, few monks stayed until old age, and many left after a few years of reflection. After other 700 years Earth was increasingly polluted and populated, with almost all seas dried out: Earth was divided into geometric lines that delimited nations, all on free trade but governed by the Capitalism within Multinationals in charge of everything , with travel or immigration being strictly monitored. I saw on the web, very few ethnic groups, given the mixtures between ethnicities that occurred through the centuries. In my studies I discovered that luck is governed by confronting to others, if the other is inclined to lose, one wins, based on one's own perception of oneself that is subconsciously transmitted to others, but at extremes of presumption, forms disdain of others or a deformation of thought common to other exalted one, where in the momentary loss of guard, these in their exaggerated thought, promptly lose their luck, which is also governed in the prospect of doing the right things. I sent all my research based also on the coincidences present in the metaphysical, discovering intuition and the sense of belonging and love, I realized that they were subject to the use of extra percentages of the brain, through the act of being to the company of right people, happening not completely mystically, I understood the element of pain, coming to the senses of one’s knowledge, so I understood that if we knew what death is, we would influence the value of life. Once received credits from the billions of treaties I wrote, I became beyond the imaginable the most important and prosperous person of Earth. Given the formation of two oceans only, one of the North Pole and the other of the South Pole, I had two immense hives built, the inhabitant of Earth had a luxurious apartment for each inhabitant, having them do what best suits them, through algorithms. This was possible only because all the evil of the world was absorbed by the detail of the Carpaccio painting, a vortex of energy formed around the whole of Earth; evil suddenly was destroyed, and the underlying humans being bad had their cerebral ability completely gone, those ill were immediately cured by the most advanced medicines, the robots did the most uncomfortable work. When I removed the painting from the monastery, because of the whirlwind of the vortex of energy, I felt like a blow to my head, I had the most intense sensation felt when waking up and falling asleep, at sudden. I fell from the stairs of the Monastery; while, on another part of the Universe, on another of the many realities of Planet Earth, I did not fall and reached immortality, while here I had been in a coma for years and I transcended the whole. I found myself in the hospital, all my family was around the bed, the Prior monk, recognizing my appearance to that of the lady who came Trekking and had stopped overnight in the Monastery; he asked her for her business card to buy paintings ; when instead he wanted to reconcile me with my family. And this happened. I promised to use the tools I learned during my long stay in the monastery, learning to stay in company and in one’s own way, to share friendship reciprocally, avoiding LCD for good. Feeling better, at peace with myself, I undoubtedly had the opinion that the family fireplace is better than a presumed immortality. Benedict
Freezing repairing stones In my inner walls, I could not see any further. But in the Franciscan monastery, I see light on things, all amplified. The light, which pallidly illuminates the cold rooms, flooding everything in the vicinity of the windows, is also of course, the sense of reaching positivity; after years spent in suffer and discomfort of mind, finding myself swallowed by lightning-fast passing time, feeling imperceptible warnings from others, while I was living badly, I was more than certain that my perception now has changed with an organized way of thinking. Today it is the same day of when I entered the monastery four years ago. I arrived on foot, after days of torment, only with the weight of water, it saved me but it weighed, especially because I was fasting. This fast was wanted because I refused superfluous things that I actually needed, not that I did not like to eat, but I did it in protest to all my misfortune, I preferred not to waste time and keep walking. I was leaving from a life of abandonments and disappointments, as well as the awareness of all the difficulties; present in society and in sociability. Although back then I was lucky, in a way; I had a room in a house of Chinese immigrants, assiduous workers; their absence made their children cry, along with the noise of public transportation that passed, it filled the otherwise emptiness, like the inner one in me. However bursts of deranged peaks of noises in my head, disturbed me, as the words of rap songs I repeatedly said, not to mention some occasional voices in my head. Sure of being spied from tiny holes in the ceiling and creating in my mind love affairs that others wanted with me, when in fact those, hardly managed to see me around; I saw in Milan familiar faces of people impossible to be there. I was afraid to go out, it scared me to show myself in public, to face people, simply with a look. I only went out at night, with a job as an assistant guard, when in the office I took care of the paperwork, archiving all in a database; the guard I was working with was also a drug dealer. I had been using Marijuana and Mdma only; already for years. During the day, all high, I listened to my music in my room, it was Minimal Tek, to which I overlapped many pieces of varied music. That varied music, reminded me of when my family listened to it; they had disinherited and abandoned me. They did this, to protect the family, I, in fact gave a heart attack that killed my far cousin’s father, this happened when I was about to commit suicide, almost throwing myself from a ravine. As I started having debts with the drug dealer, who was the only person I saw, and with whom I consumed drugs that I bought at very high prices; I had to ask for the liquidation. I paid a full semester for my room; on my return, I found my suitcase and the lock of the door changed. So I walked for days along the Francigena way towards the monastery. I decided to do so, because of my asexuality and because I remembered, when I received the sacred oil of Confirmation; the Bishop told me of his intuition, saying that he perceived a strong spirituality in me. Day after day, psalms, vespers and vigils after days spent on my knees gazing in the emptiness towards sacred paintings, like turbulent waters I calmed down. Initially, I opened my mouth only to sing the Gregorian songs, I prayed only in my mind, I did not speak to anyone; as I crossed my glance to the other friars, I received some hits of mind failure. The decompensation made me repeatedly swallow saliva without stopping, sweating in my hands, having to hold on to the icy stones of the walls. It afflicted me with an insatiable itching, which came up my spine, having to free myself of the poor wool that heated me; moreover, I moved my head indelibly to one side, showing a scar, like a gash on the shaved right side of my head; this made me sink into paranoia, because it showed the other novice friars, my past as a drug addict. In fact, I was often beaten up in the streets of the cold Milan, not only when I was robbed and left on the ground with cerebral hemorrhage, but sometimes, given my impulsiveness in my impassivity, when feeling injustice I had anger tantrums. So schoolmates picked on me, they pretended to be my friends walking with me, when in fact they told pushers, that I was the one who stole drugs that the extremely dangerous and furious dealers hid in the snow, during the cold winters. Finding myself lost in some unknown area of Milan, where my exploitative fake friends abandoned me, they also told girls that I had false teeth, as it is so, because of incidents of mockery, so the girls repudiated me; all this happened, partly due to my very envied family origins and my partial asexuality. Of the novice friars, I envied their studies that led them to graduation, while I did not even finish middle school, I was constantly changed from school because I couldn’t handle groups that often ignored me, those I hanged around with, were those of drug addicts; hence, I was always expelled. I had a constant sense of immense loneliness. Ten years now marked the last time I saw my family; the last time I saw them was during an argument, which ended with my mother and my brothers running away from me and my father giving me a punch where I miss part of my skull because of accidents I had; then he seemed reassuring, he spoke to me, embracing me, asking himself how he apologizes to my mother for that day nine months before I was born, then he told me about the damage that drugs do, using a calm tone, and gave me some money. As I returned, the porter told me to leave, if I did not want serious trouble. From that day onwards, I stayed for a decade in Chinatown in the room that I managed to keep thanks to the drug dealer, partly thankful for the fortune he had earned on me. My family moved, in a place completely unknown to me. Before becoming completely sociopathic; sometimes, I saw in the streets, some friends of my brothers, as they saw me, they ignored me, even when I spoke to them. On the coldest night of the year, however, I am happy. The prior monk has reconciled me with my family. He distinguished the face of my mother with mine, when by chance, last month she was hiking in the Francigena, she stopped for the night in the monastery, and painted the interior of the Monastery. The prior monk took her business card and bought the painting; despite the funds of the monastery were finished and we lived in the cold, because the Vatican had excommunicated all because of the incessant objection that the prior friar had, when some visitors saw my sick state and wanted me to be interned. The friar prior with much commitment, along mine, had gradually changed my condition of depression, further aggravated by sedatives. As I was reconciled to my family, after having shown that I’m able to stay clean and live properly, every day in the desecrated monastery that has become a farm, and travelers lodging, I wonder: if only I had known before, of how much damage there is in drugs and how blessing is to have a nice company. Benedict
WHEN IT FADES: THE SHADOW TO ANOTHER LIGHT Alfred, being sorry that his sister has died in a car crash caused by him. Having been in a period where he felt like isolated from the world in a safe house, in the corner of the globe, wondering about the sense of things; Ranging from his condition, knowing he could have had much more given the chances he was given, ranging also from the sense of being scared of rude manners and jokes. Knowing that he must like himself allowing a future to behold, since not liking the present affects the happy ending: niceness in life with a good situation in family, love affairs and friendship to be lasted with a satisfying job. Therefore, Alfred being disturbed by thoughts, has a car crash where his sister has died. Accepting that he should stop being so depressed, barricaded home, mourning with sorrow overtaking his remorse being greater than his faults. Alfred leaves for a nightclub, which has emerged from his memories of a neighborhood that once he was keen to hang around with friends. Those most likely weren’t sincere ones, since he himself wasn’t a talkative person to them, and had a chip on his shoulder about his level of studies, given that he had wasted time in an unpleasant condition of mind; Affected by insecurity that led him to isolate himself, the very insecurities also made him not feel at ease with people; Brought by traumas and his dislike of being disliked for his character that easily gets offended and easily feels diminished, leading him to argue about the poor treatment he is unfairly given by others who he feels that they: Disrespect him or even in contrast, envy him for a series of things, that have to do with his good looks, which in past he couldn’t accept that many other were a lot more good looking than him; Although having gone over it, he knows he might be envied also for his hidden talents that have never been put into practice due to a series of events… Not having him realize the precious time he had been wasting. Last thing first, he’s most certainly sure, that he has been exposed to living in unsuitable places that had led him not to be liked, given his renowned surname, that exceeds, to a certain extent, his actual reality of how he had lived, given the sober Christian modest ethics of his beloved family, thus he could not entirely complain. Knowingly that he could have had much more, but realness of mind being thorough, comes from having a tight circle of extended family and trustworthy friends… All at God’s will, doing well otherwise facing hardships, endeavoring them with will power, to satisfy one’s sober and reasonable needs. However, Alfred is keen to distract himself in the nightclub at an hour of the night that doesn’t have many people around, given that at 5AM, only few drug addicts hang around certain places, dancing their heads off. Alfred enters the club sitting at a table in the privè from where he can see blue lights moving around the dance floor, in symbiosis to the heavy minimal tech music. That music was mixed with opera chants and vintage tunes overlapping the base… As seen in the distortions of realities that blended well to all of the states of mind of the aforementioned, including Alfred’s. Eventually those blue lights when illuminating the faces of the dancers; Spotlighting their grimaces of exhaustion mixed with, some remaining hints of beauty of the lost dancers of the fashion area in which the club is set. Alfred is stunned also from seeing some of them stumble, as if in a temporary amnesia, he sees them gesticulating to their peers resembling the act of asking where one may be. At the edge of the club Alfred sees a fine young lady, he approaches her, seeing that she already has a drink it makes things harder, although, with permission he sits, he knows her already, he thinks. Promptly she says that it definitely is so, because she used to lap dance in the club, he talks to her for a while about the fact that in life one has to go against the oddities: Being always sober regardless of the place in which


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