Incubo (Nightmare)

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Status: Finished  |  Genre: Horror  |  House: Booksie Classic
Actually only an experiment I'm developing when i've nothing else to do, this is a story about a man trapped inside his own mind.. this is the first part.

Again, this is written in Italian - any wannabe translator is very welcome!

Submitted: April 18, 2011

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Submitted: April 18, 2011

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Sapeva perfettamente di essere intrappolato in un sogno; era completamente conscio del fatto che nulla del mondo circostante potesse arrecargli danno alcuno, frutto inconsistente della sua fantasia.
Tranne, forse, farlo impazzire.

O forse pazzo lo era gia'? Poteva ancora definirsi sano di mente dopo essere rimasto intrappolato nella propria mente, completamente alla merce' dei propri pensieri?

Per quanto ne sapeva tutto poteva essere cominciato in un modo qualunque, forse banale, forse no; forse aveva preso troppi sonniferi, forse si era fatto, forse stava smaltendo una sbornia colossale.
Chi poteva dirlo? Lui non ricordava nulla.

Non sapeva nemmeno da quanto stava andando avanti, quella situazione senza via d'uscita : potevano essere poche ore, come potevano essere mesi, o addirittura anni.
Preferiva non pensarci.

Non poteva nemmeno fare a meno di chiedersi quale fosse la sua situazione nel mondo reale : dormiva soltanto, era in coma?
Forse. O forse era morto, e quello era l'aldila'.
Forse si era gia' fatto quelle domande, si disse. Non avrebbe saputo dirlo.

Forse. Forse. Forse.
Non c'erano certezze, nella sua situazione: tutto era confuso e nebuloso, si sentiva vulnerabile, minacciato, vedeva cose e al tempo stesso non le vedeva.

Ma come poteva vedere? Non aveva occhi, dopotutto.
Davvero esisteva? No, non era possibile, non poteva esistere.
Esistere significava essere, e lui sarebbe stato nulla, una cosa miserabile che esisteva solamente in un cervello che non gli apparteneva piu'..
Quanto sarebbe stato bello lasciarsi andare!
Oh, lasciarsi affogare nella nebbia! Disperdersi, diventando tutt'uno col nulla, abbandonare la miseria in cui si trovava!

L'aveva gia' fatto, forse? Non lo ricordava.
Ma come poteva ricordare senza l'aiuto di una testa?
Cos'era, dopotutto, lui? Era tutto cosi' confuso..

Si trovavano a Central Park, un piacevole pomeriggio di primavera, il solito posto, la solita panchina all'ombra degli alberi.
Lei era splendida come sempre, i capelli color giallo paglia appena smossi da un vento gentile, gli occhi di un azzurro cosi' brillante da sembrare impossibile alla vista.
Aveva pianto, lo si poteva capire facilmente: ancora si potevano scorgere due ombre salate sulla pelle ambrata delle guance.
Lei strinse le sue piccole mani nelle sue, due cose morbide e fresche a contatto con i suoi arti ruvidi, trasmettendogli tutto l'amore di cui era capace.
La voleva, l'aveva sempre voluta. Solo per se'.

Non c'erano montagne che potevano separarli, non esistevano oceani che non avrebbe attraversato per lei; perche' senza di lei lui non era niente, meno del piu' miserabile tra i miserabili.

Ma, almeno per il momento, la separazione sarebbe stata inevitabile.

Le labbra di lei tremavano mentre parlava. "Devi andare, o perderai il treno. Io.."

La fece tacere con un abbraccio, l'ultimo; mai avrebbe voluto lasciarla andare, mai avrebbe voluto separarsi da lei, lei che rappresentava l'unica cosa importante, essenziale, della sua vita.
Ma non sempre ci si puo' opporre al fato, e per questo doveva andare.
Avverti' la fiamma della passione nel suo petto divenire un incendio, divorandolo, e niente ebbe piu' importanza.

Sognava?
Avrebbe voluto piangere : vederla di nuovo era cosi' crudele, lui che non poteva piu' toccarla; gli veniva data una speranza irrealizzabile, una chimera ormai lontanissima.
Se avesse avuto una bocca, avrebbe pregato: pregato quel Dio che si faceva beffe di lui, dimenticandolo, tormentandolo in quella maniera assurda.

Se avesse avuto una bocca, avrebbe voluto urlare.


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